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ESCLUSIVA - Conte, gli indizi non vanno verso il divorzio. Rapporto consolidato con la Juventus, voce in capitolo e la prospettiva di un'evoluzione costante.



"Hai letto? Vidal presto rinnoverà con la Juventus", "sì, sono contento, ma Conte la prossima stagione allenerà ancora a Torino?”. La scena è tipicamente italiana: bar, cappuccino-cornetto e giornale, dialogo tra sostenitori della stessa fede calcistica, dibattiti brevi ma significativi, concentrati sulla tendenza del momento, moda nostrana difficilmente riciclabile.

I tifosi bianconeri sono costantemente attratti dal sogno di mercato, dal nome nuovo, dalla riconferma del big, ciononostante, negli ultimi anni, il pensiero globale è cambiato. C’è Antonio. E questo basta e avanza. "Certo che spendere tutti quei soldi per Ogbonna, una riserva...", "l’ha voluto fortemente il mister, stop".

L’appassionato, grazie a quattro trofei conquistati, nel salentino ripone la massima fiducia. Un attestato di stima importante, doveroso e inevitabile. Il condottiero leccese ha saputo conquistare il suo popolo sia sul rettangolo di gioco e sia sulla panchina. Risultato? Credito illimitato.

Allora guai a soffermarsi su un possibile sostituto, guai a citare Cesare Prandelli, guai a immaginare un futuro privo del coro "senza di te non andremo lontano", slogan scandito ripetutamente dallo Stadium e che racchiude un amore viscerale, particolare e, probabilmente, irripetibile. La Vecchia Signora tra le sue fila ha annoverato grandi allenatori capaci di entusiasmare la piazza, Giovanni Trapattoni e Marcello Lippi su tutti.

Entrambi amati, indubbiamente, ma non idolatrati come accade nel caso dell’attuale leader. Sì, perché di tale si tratta. Non si sta discutendo di un semplice coach, bensì di una risorsa a tutto tondo per la società, la quale – prima di prendere una decisione tecnica – consulta il pugliese, assoluto punto di riferimento per Andrea Agnelli, Beppe Marotta e Fabio Paratici, i tre principali esecutori dell’area sportiva.

Un modus operandi nuovo per Madama. Basti pensare all’epoca Bonipertiana, caratterizzata dalla presenza di Pietro Giuliano, storico collaboratore del campionissimo novarese. Oppure alla Triade formata da Roberto Bettega, Antonio Giraudo e Luciano Moggi, uomini muniti del massimo potere. Insomma, epoche diverse, profili differenti, uniti dalla teoria del "il tecnico faccia il tecnico, al resto pensiamo noi".

Il calcio si rinnova, le figure professionali sviluppano i propri compiti, moda lanciata da Sir Alex Ferguson a Manchester, imitata da Arsène Wenger a Londra, rilanciata nello Stivale con il ritorno di Conte sotto la Mole. Niente Inler, serve Vidal. Niente Guarin, serve Caceres. Ogbonna a tutti i costi. La sua mano compare in tutte le disposizioni, un metodo compreso, supportato e avallato dai suoi superiori, una formula vincente e, perlomeno nel Belpaese, inusuale.

In questi casi può subentrare la paura della perdita, la stessa vissuta dai tifosi interisti con José Mourinho, l’uomo che costruisce e distrugge, il successo concentrato unicamente nei passi dell’artefice primario. Gli indizi raccolti da Goal Italia – tuttavia – recitano un copione differente.

Il passo d’addio non è contemplato, in essere c’è un contratto in scadenza nel giugno 2015 e, soprattutto, la volontà comune consiste nel voler approfondire un progetto vincente, ponendo lo sguardo verso la Champions League, obiettivo a lungo termine. Sul finire della passata stagione, attraverso noti intermediari, Chelsea e Real Madrid hanno provato a sondare il terreno, emettendo un’incontrovertibile verità: Antonio da Lecce è entrato nella lista che conta.

Duttilità tattica, personalità, eccellente gestione del gruppo, tutte qualità che lo hanno reso grande, doti ricercate da chi vuole vincere. Sempre. "Dopo la partita del 6 gennaio 2010 contro il Napoli mi sono dimesso dal ruolo di responsabile della Prima Squadra dell’Atalanta. Ero deluso dalle aspettative della società. Ritenevo doveroso un robusto intervento sul mercato sia negli innesti, sia nelle vendite, prendendo in considerazione qualche cessione illustre".

Conte è questo, se non si sente coinvolto in prima persona nei meccanismi, preferisce rinunciare allo stipendio e ripartire dalla serie cadetta. Per questo motivo, dopo la conquista dell’ultimo scudetto, ha voluto incontrare in più riprese i suoi dirigenti. Ponendo alla base dei colloqui tre aspetti vitali: idee chiare, massima trasparenza e voce in capitolo.

Le idee chiare ci sono, vedi gli innesti di Fernando Llorente, Angelo Ogbonna e Carlos Tevez. La massima trasparenza, per stessa ammissione dei diretti interessati, vige in corso Galileo Ferraris.

Voce in capitolo, neanche a dirlo, ce n’è in abbondanza. Archiviati questi aspetti, fondamentali per proseguire un lavoro ben strutturato, occorre analizzare alcuni passi successivi.

15 maggio 2013 – Conte: "Resto alla Juventus per continuare a costruire insieme". Messaggio chiaro, esplicito, sposato totalmente da Andrea Agnelli. Quest’opera di costruzione, risultati alla mano, procede nel migliore dei modi. Madama, attraverso acquisti oculati e colpi lungimiranti, ha consolidato un importante patrimonio tecnico, ponendo costantemente l’attenzione sul bilancio. E’ plausibile pensare che nella prossima sessione estiva, pur non facendo follie, nel torinese possano permettersi di puntellare l’organico effettuando qualche investimento mirato. Progredendo ininterrottamente.

26 ottobre 2013 – Conte: "Basta fesserie, non ho litigato con Marotta". Discorso chiuso. L’allenatore leccese, da persona schietta qual è, non sarebbe rimasto in un contesto non idilliaco. Il rapporto con Andrea Agnelli, nonché colui che gli ha affidato l’eredità di Gigi Del Neri, è roseo. Così come con Fabio Paratici ha costruito un legame di massima fiducia reciproca. E con Marotta? Ecco una dichiarazione rilasciata recentemente dal manager lombardo: "Con Conte abbiamo rapporti ottimi. Non esistono motivi di dissidio. Sono voci che vengono messe in giro per destabilizzare l’ambiente. Da quando c’è lui i risultati sono in crescita e nessun club si può privare di un allenatore vincente. Per cui immaginare che ci stiamo dedicando alla ricerca di un altro è così fuori da ogni verità". What else.

5 novembre 2013 – Conte: "Tramite organizzazione, voglia e qualità, si può sopperire contro avverarsi del calibro di Bayern Monaco, Barcellona e Real Madrid". Specchio del calcio italiano. Se non ci sono le risorse economiche per poter competere in fase di compravendita, attraverso un’impronta tecnico-tattica definita si può tentare di dire la propria. La Vecchia Signora, nei due match contro il Real Madrid, ha fatto intendere di essere sulla buona strada. Uniamo, quindi, i pezzi. Conte sposa un progetto che prevede uno sviluppo graduale, dichiara pubblicamente di essere in piena sintonia con gli organi dirigenziali e, conscio dei mezzi a disposizione, focalizza sul manto erboso la chiave primaria per cercare di infastidire le grandi potenze europee.

Credere in un divorzio, con un quadro simile, appare una teoria forzata.

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