Milan in confusione, Allegri salva la panchina grazie al caos societario

Sembrava quati certo che Massimiliano Allegri uscisse esonerato dal summit di casa Berlusconi, ed invece resta ancora sulla panchina rossonera. Ma Inzaghi e Mangia sono lì...


L'undici novembre è stato ancora una volta alleato di Massimiliano Allegri. Una giornata lunghissima per quello che era e sarà l'allenatore del Milan ancora per un po' che, come nella passata stagione dopo l'1-3 interno con la Fiorentina (guarda caso l'11 novembre) si è ritrovato per qualche ora tagliato fuori dalla società rossonera. Più nelle indiscrezioni che nei fatti. A più riprese infatti sembrava imminente il cambio in corsa, il quinto nell'era Berlusconi, ma la fumata nera non è arrivata. Allegri resta al comando, la società ha deciso di non decidere. Non subito almeno.

Curioso dunque capire quali sono i fattori che hanno fatto pendere l'ago della bilancia a favore della riconferma a discapito dei due candidati forti alla sua successione: Pippo Inzaghi, che dopo un pomeriggio passato a scaldarsi è tornato a sedersi sulla panchina virtuale delle scelte proprio come negli ultimi anni con Max a dirigere; e Devis Mangia, contattato - le conferme sono arrivate direttamente - ma comunque consapevole di essere sfavorito rispetto all'ex numero 9 per una questione progettuale. Sì, proprio così: è stato il caos societario a salvare la pelle ad Allegri.

In questo Milan di passaggio infatti qualsiasi scossone sarebbe vissuto come un fallimento. Inammissibile con ancora gran parte della stagione da giocare. A sostegno di questa tesi c'è proprio il fatto che a "salvare" Allegri sia stato il presidente Berlusconi, quello che decide, quello che a pelle e cuore avrebbe già mandato via il toscano a fine maggio, salvo poi farsi convincere da Galliani.

C'è riuscito un'altra volta l'ad rossonero, ma un peso decisivo l'ha avuto Barbara Berlusconi, decisa a combattere la battaglia della rivoluzione societaria e convinta delle poche colpe effettive dell'allenatore. L'attenzione, per lei, è tutta concentrata sulla gestione del capitale e sulla qualità tecnica della rosa. Questioni vecchie ed extracampo.

Allora avanti con Allegri nella speranza che prima o poi l'orgoglio della squadra (comunque composta da nazionali) venga fuori. Del resto i giocatori sono dalla parte del tecnico e lo hanno dimostrato anche a Verona dove, ancora una volta, hanno lottato ma senza riuscire a trovare il risultato.

Niente scossoni, niente Inzaghi per il momento. Mentre per Mangia il discorso è diverso e comprenderebbe nel mucchio anche altri allenatori. Il discepolo di Sacchi piace, è stato contattato e ha ricevuto un feedback positivo. Ma non può fare il traghettatore, mentre a giugno se la potrà giocare con SuperPippo e Prandelli.

Per il ruolo di Caronte resta Allegri. Di dannati ce n'è in abbondanza nell'inferno rossonero. La casa del Diavolo.

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