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Scoperto dal Sassuolo in una gara di calcetto, Berardi sta facendo bene in Serie A: nel suo futuro la Juventus, che ne ha già preso la comproprietà per lanciarlo il prossimo anno.



Domenico Berardi rappresenta l’eccezione. Un sogno ad occhi aperti, una sporadica favola a lieto fine, una splendida realtà. Succede che a quindici anni decidi di partire da Bocchigliero, piccolo paesino situato nella provincia di Cosenza, per raggiungere tuo fratello a Modena, impegnato ad ottenere una laurea in Scienze Infermieristiche.

Una partitella di calcetto tra amici, Luciano Carlino (uomo di fiducia del Sassuolo) sugli spalti, immediata segnalazione ai vertici del settore giovanile del club emiliano. Provino, applausi a scena aperta, inserimento tra le fila degli Allievi Nazionali. Imprevedibilità della vita, fortuna o destino, decidete voi quale sia la morale della storia, fatto sta che per il giovane calabrese inizia così l’avventura nel calcio che conta.
 
Chissà quanti geni sparsi per il Belpaese deliziano le platee di periferia, cuori pulsanti di un sistema nostalgico, fucina di talenti il più delle volte snobbati in favore del mercato estero. Il Castello di Cosenza ha avuto in mano un autentico diamante, così come altre molte compagini provinciali dispongono di potenziali fenomeni destinati a rimanere nell’anonimato a vita.

L'AVVIO DA SOGNO
 DI BERARDI
8 Partite giocate
6 Goal fatti
4 Goal su rigore
563 Minuti giocati
94' Media minuti per goal
Le qualità tecniche di ‘Mimmo’ conquistano subito i dirigenti, i quali - tra un posto da scovare nella foresteria - e un tesseramento da perfezionare, mettono le mani su un craque nostrano. Nel primo periodo modenese si notano importanti doti da incrementare, affermate nelle giovanili con tre tecnici diversi (Christian Bedogni, Luca Ori e Paolo Mandelli), esaltate da Eusebio Di Francesco. Quest’ultimo lo lancia in Prima Squadra senza remore il 27 agosto 2012, turno di campionato cadetto in cui il Sassuolo batte agevolmente il Cesena per 3-0.

Le prime apparizioni sono incoraggianti e, grazie alle oggettive qualità tecniche e, soprattutto, a uno spirito di sacrifico impressionante, Berardi il 1 settembre del 2012 trova la sua prima marcatura da professionista, fulminando l’estremo difensore del Crotone, Emanuele Concetti, con un destro chirurgico da fuori area, confezionando un assist pregevole per Leonardo Pavoletti. Match perfetto.

Il caso vuole che la sua prima grande gioia personale se la sia tolta non con il suo piede naturale, da vero predestinato qual è, fiore all’occhiello di un movimento che lo porterà ad entrare prepotentemente nel radar della Juventus.
 
Appunto, la Vecchia Signora, sempre pronta a scovare calciatori dal futuro roseo. E se è vero che nel torinese attualmente non possono duellare a suon di soldoni per mettere le mani sull’Edinson Cavani di turno, sotto il profilo della lungimiranza in questo momento non hanno rivali.

Madama ha in mano una serie di emergenti di assoluto spessore, su tutti Manolo Gabbiadini, Luca Marrone, Daniele Rugani e Simone Zaza, elementi seguiti meticolosamente dagli 007 juventini, protagonisti negli attuali club di appartenenza. E tra questi, dopo un lungo corteggiamento, si è inserito anche ‘Berardinho’, monitorato in passato con grande interesse da colossi del calibro di Chelsea e Manchester United, realtà celeri nel saccheggiare i patrimoni calcistici italiani.

Le due inglesi, tuttavia, non sono riuscite a ostacolare il cammino zebrato, sfociato in un gentlemen’s agreement stipulato nel corso della passata stagione, sviluppato in una compartecipazione in estate. Secondo i bene informati, infatti, sarebbe stato in prima persona lo stesso Andrea Agnelli, presidente dei campioni d’Italia, ad accelerare i discorsi, convincendo la proprietà neroverde a cedere alle lusinghe sabaude. Missione perfettamente riuscita.

Il ragazzo di Cariati Marina, nonostante stia vivendo la sua prima esperienza nella massima serie, ha già fatto vedere cose strabilianti: 6 goal in 8 partite disputate, una rete ogni 94 minuti, profondendo prove all’insegna dell’assoluta personalità. La stessa che ti porta a gelare l’Olimpico capitolino, regalando ai tuoi compagni un punto d’oro, favorendo contemporaneamente il cammino contiano,  dichiarando a fine gara: “Contento di aver fatto un favore alla Juve”. Con sullo sfondo il fratello Francesco a cui dovrà per sempre dire grazie.

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