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Muoversi a gennaio, si sa, non è mai facile per nessuna società, ma ai bianconeri servono altri giocatori di qualità, non inserimenti puramenti numerici.



Il mercato è un tema tanto caro sia ai giornalisti che ai tifosi. Le trattative accendono fantasie di qualsiasi tipo, nel calcio moderno ogni giorno è buono per leggere un nuovo accostamento, quotidianamente la realtà si defila in favore dell’immaginazione, con possibili annesse delusioni a giochi fatti.

Generalizzare non è mai corretto, c’è chi detesta il periodo delle compravendite, focalizza la concentrazione principalmente sul manto erboso e, saltuariamente, si informa sui movimenti della propria squadra del cuore ponendo un interrogativo diffuso: “Chi abbiamo comprato?”. Altri, viceversa, vivrebbero unicamente di aggiornamenti live, indiscrezioni e retroscena. De gustibus non est disputandum.
 
Passano le settimane, si archivia la prima parte di campionato e si inizia a pensare ai correttivi, alle credibili soluzioni immediate per ovviare alle difficoltà emerse. La Juventus, per esempio, nelle ultime due sessioni invernali ha fatto registrare pochi movimenti, è vero, ma particolarmente onerosi. Opinabilissimi.

5 milioni per Padoin, 6 Peluso: onesti mestieranti, strapagati
Nel 2012 per 5 milioni s’è assicurata dall’Atalanta Simone Padoin, mentre nell’annata ventura ha replicato versandone nelle casse degli orobici quasi 6 per ingaggiare Federico Peluso.

Onesti mestieranti, strapagati, i quali oltre il compitino non vanno. Una teoria discutibile, indubbiamente, rafforzata però dallo stesso modus operandi dirigenziale bianconero. Andrea Barzagli, per esempio, sotto la Mole il 27 gennaio 2011 è approdato per 300mila euro più bonus legati ai risultati sportivi. Inutile scomodare i mostri sacri, Andrea Pirlo e Paul Pogba su tutti, maestosi colpi manageriali messi a segno da Madama.

La morale della storia è banale: in corso Galileo Ferraris sanno investire sapientemente, ma si può fare ancora meglio, ovvero evitare di sperperare soldi per calciatori di seconda (se non terza) fascia. Le operazioni Italia-Italia sono probabilmente le più complesse, i prezzi solitamente vanno oltre il reale valore del cartellino, con tanto di fregatura appostata dietro l’angolo. Definire una doppia bidonata l’ex binomio atalantino sarebbe ingeneroso, così come etichettarli acquisti oculati risulterebbe avventato.

L’esperienza, in maniera del tutto evidente, sconsiglia innesti affrettati. Pensare di prelevare il Biabiany di turno, infatti, non sembrerebbe una mossa previdente. Bussi alle porte di Parma e Sampdoria (in ballo c’è una compartecipazione), dal momento che ti chiami Juventus automaticamente le cifre si innalzano, non porti a casa certamente un purosangue.
 
Come se non bastasse, bisogna iniziare a fare chiarezza pure sul tema tecnico-tattico. Che tipo di pedina serve effettivamente ad Antonio Conte? Un elemento in funzione esclusivamente del 4-3-3? Oppure un jolly munito di qualità sufficienti per effettuare entrambe le fasi nel 3-5-2? Un equivoco da risolvere immediatamente e con somma lucidità.

Inserire l'Anelka di turno non risolve nè tampona il problema
La ragione potrebbe suggerire anche un’altra chiave di lettura, sottrarsi dagli affari invernali, consolidare il gruzzoletto stanziato per l’estate 2014, evitare di compiere mosse incaute. Spalancare le porte di Vinovo a Padoin e Peluso può tamponare i problemi, non risolverli. Inserire in organico Nicolas Anelka, a maggior ragione se lo utilizzi tre volte complessivamente tra campionato e Champions League, il problema né te lo tampona né te lo risolve.
 
Beppe Marotta e Fabio Paratici, massimi esecutori dell’area tecnica, dovranno essere bravi ad effettuare le scelte maggiormente produttive. Primo passo: stabilire il modulo. Secondo passo: identificare il miglior profilo acquistabile compatibilmente con le proprie finanze. Terzo passo: soddisfare il tecnico leccese.

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