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ESCLUSIVA - L'attuale amministratore delegato bianconero scartò la possibilità di tesserare il talentuoso Adnan quando ancora militava nell'Anderlecht.



E' una storia di rimpianti quella della Juventus e di Adnan Januzaj, talento cristallino del Manchester United esploso nel giro di una manciata di minuti dopo la doppietta decisiva al Sunderland. Una storia come tante, che parte da lontano.

Hai la disponibilità economica del Paris Saint-Germain, acquisti nella stessa sessione Zlatan Ibrahimovic e Thiago Silva, per poi replicare l’anno venturo presentandoti a Napoli con un assegno da 64 milioni finalizzato all’acquisto di Edinson Cavani. Esercitare la professione di manager, con questi mezzi, potrebbe rasentare persino il ridicolo. Ad onor del vero, per giudicare certe esperienze bisognerebbe quantomeno provarle, ma dirigere una ricca area sportiva non rappresenta sostanzialmente il lavoro più brutto del mondo. Specie quando a garantirti lo stipendio è lo sceicco di turno.
 
Così come operare per la Juventus, club con tanti affezionati sparsi per il globo, può essere considerato un lusinghiero privilegio. Certo, le differenze economiche con le più grandi potenze europee sono abissali, ma grazie a un’oculata campagna di ricostruzione, supportata da brillanti risultati sul campo, puoi pensare di emergere in un contesto altamente competitivo. E se appare utopistico immaginare acquisti faraonici a suon di clausole rescissorie pagate, nella realtà ci si può addentrare caldeggiando la famosa competenza, manifestata in corso Galileo Ferraris nell’ultimo triennio, sviluppata prepotentemente con il ritorno contiano sotto la Mole.

Estrarre il coniglio dal cilindro, però, non sempre è facile. Ti può riuscire una, due, tre volte, dopodiché anche il miglior illusionista può toppare. Concetto umano, fisiologico e insindacabile. I campioni d’Italia non amano fallire. Nel passato targato Marotta-Paratici qualche errore grossolano c’è stato, innegabile, del tutto ininfluente nel giudizio complessivo. Dalle macerie è nata una realtà solida, a tratti entusiasmante, destinata a sviluppare un importante percorso di crescita.

La Vecchia Signora nel progresso concentra tutte le proprie capacità, in tutti i settori e con ogni dipendente, studiando le più prorompenti realtà per, appunto, specializzare il proprio modus operandi. E alle volte sono le società che vanno per la maggiore ad errare, Sir Alex Ferguson docet.
 
Chissà se la perdita di Paul Pogba, in maniera del tutto scriteriata viste le modalità, sia stata digerita in quel di Manchester. Vicenda nota, sullo sfondo un addio culminato dopo prolungati contrasti tra la leggenda scozzese e Mino Raiola, re dei procuratori sportivi, agente del centrocampista francese. Il resto è storia, anzi, una splendida storia, difficilmente replicabile.

Il chiaro riferimento volge in direzione Adnan Januzaj, ala belga classe 1995, assoluto protagonista - grazie a una doppietta realizzata - nella vittoria esterna dei ‘Red Devils’ sul Sunderland per 1-2. Il 18enne kosovaro naturalizzato belga, guarda un po’ l’intreccio che si ripete, è alle prese con uno spinoso enigma contrattuale.

Difficilmente, tuttavia, Marotta e soci riusciranno a ripetere un Pogba bis. David Moyes, manager degli inglesi, è pronto a blindare il suo gioiello con un’offerta quinquennale piuttosto considerevole; azione ideata proprio per scongiurare un’altra cocente beffa.
 
In Piemonte rimangono vigili, pronti a sferrare un’offensiva qualora si sviluppassero prospettive interessanti. E pensare che la Juventus avrebbe potuto mettere le mani su questo giovane talento ancor prima che approdasse in Premier League. Noti intermediari, infatti, lo proposero ai bianconeri quando militava tra le fila dell’Anderlecht, risposta negativa a causa dei costi ritenuti eccessivi. Rimpianto?

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