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Galliani vorrebbe affidare all'ex dirigente della Sampdoria l'eredità di Ariedo Braida. Paratici è molto stimato anche da Tottenham e Liverpool.



Nato nel piacentino, classe 1972, non verrà ricordato dalla storia per essere stato un grande calciatore. Tanta provincia, svariate esperienze sui campi di periferia, culminate nell’addio al calcio con il biennio brindisino. A 32 anni, infatti, Fabio Paratici saluta il manto erboso per intraprendere una brillantissima, trofei alla mano, carriera manageriale.
 
Chi conosce l’attuale diesse della Juventus fin dai tempi di Piacenza, club in cui diventa capitano della Primavera allenata da Natalino Gottardo, lo ammette senza alcun tipo di dubbio: è sempre stato un grande conoscitore della materia, tanto da assumere rapidamente un ruolo prestigioso all’interno della Sampdoria, club da sempre orientato a valorizzare i propri tesserati.

Semplice osservatore prima, braccio destro di Beppe Marotta dopo. Attraverso una buona dose di meritocrazia, associata al fiuto del dirigente lombardo, Paratici acquisisce grande stima tra i componenti della famiglia Garrone. Riccardo, storico patron blucerchiato scomparso lo scorso gennaio, punta fortemente sulle qualità di quello che poi definirà “il suo gioiellino”, tanto da volergli assegnare una cattedra più importante, probabilmente quella dello stesso Marotta.
 
Così non sarà. Gli anni doriani  procedono a gonfie vele, tecnici come Novellino e Mazzarri nel capoluogo ligure dimostrano tutte le loro qualità e, grazie anche allo splendido operato di Gigi Del Neri, i blucerchiati ottengono nella stagione sportiva 2009-2010 una storica qualificazione ai preliminari di Champions League. Un risultato che convince definitivamente Madama, alle prese con una ricostruzione societaria, a compiere il grande passo.

Beppe Marotta, uomo designato dalla proprietà, quindi da John Elkann, sbarca nel mondo bianconero con un anno di ritardo. Già nell’estate del 2009, infatti, sotto la Mole avevano tentato di strapparlo dalle sapienti mane doriane, scontrandosi contro l’oggettiva impossibilità di portare a termine l’operazione.
Con il passare dei mesi, però, gli scenari possono cambiare e, infatti, non solo Marotta riesce a liberarsi dal legame con i liguri, bensì convince Paratici a seguirlo nella nuova avventura. Una scelta che manderà su tutte le furie i Garrone, ma che si rivelerà fondamentale per le attuali sorti juventine.
 
Approda così nel giugno del 2010, inizialmente in veste di coordinatore dell’Area Tecnica, Paratici alla Juventus. Vige grande mistero attorno a questo personaggio, da sempre schivo nel relazionarsi con i media, abile, a dir poco, nel svolgere il proprio ruolo. In corso Galileo Ferraris, proprio per mettere a proprio agio il nuovo collaboratore, decidono di assecondare le sue richieste e, nel suo ufficio, vengono portati più televisori. Questioni lavorative. L’uomo emiliano quotidianamente, ovviamente compatibilmente con i propri impegni, ama visionare numerosi filmati riguardanti talenti da scrutare meticolosamente. E, quando la prima impressione risulta essere positiva, scatta la fase successiva, ovvero il blitz in prima persona. Un modus operandi che, con il passare del tempo, conquista tutti, in particolar modo Antonio Conte.
 
Con l’allenatore salentino il rapporto è ottimo, il confronto è costante e, di conseguenza, il feeling nasce rapidamente. Basti pensare all’acquisto di Arturo Vidal dopo la bocciatura tattica di Gokhan Inler. Lo svizzero viene osservato in una serie di amichevoli, ma le sue caratteristiche non convincono il mister salentino, predisposto a sviluppare il suo marchio di fabbrica iniziale: il 4-2-4. Ci vuole altro, serve un elemento duttile abile anche negli inserimenti. Appunto, il cileno.

Paratici comprende bene il pensiero leccese e, a tal proposito, decide di regalargli quel fenomeno del Bayer Leverkusen. Con 12 milioni (comprensivi di bonus) a Torino approda un futuro campione. Da quel giorno tra Paratici e Conte sarà amore. Il resto è storia, due Scudetti e una Supercoppa italiana, bissata nell’ultimo agosto. Una macchina perfetta, oliata in tutti suoi minimi dettagli e che, inevitabilmente, alimenta le invidie altrui.

A Londra, nella fattispecie nell’area Nord di Tottenham, vige grande stima nei confronti di Paratici.
Stesso discorso per quanto concerne Liverpool. Entrambi i club inglesi, a tal proposito, in più riprese hanno provato ad allacciare qualche contatto con il piacentino, comprendendo fin da subito come la missione fosse a dir poco proibitiva.
 
Anche tra i confini del Belpaese, tuttavia, il manager juventino riscuote pareri positivi. A Milano, sponda rossonera, farebbero carte false pur di portarlo in quel di Milanello. In questo caso l’ammiratore principale sarebbe Adriano Galliani, deus ex machina dei meneghini, alle prese con una nuova politica aziendale.

Secondo quanto raccolto da Goal Italia, infatti, il Milan vedrebbe nel ds bianconero il perfetto erede di Ariedo Braida. Nulla da fare. Paratici è profondamente legato al mondo Juve, punta ad ottenere ulteriori successi sotto la Mole e, soprattutto, non prende in considerazione altre opzioni. Risorsa a tutto tondo.

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