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Andrea Agnelli ha fissato un tetto massimo di 200 milioni di euro fra costi per gli stipendi e ammortamenti, entro il quale hanno dovuto muoversi Marotta e Paratici.

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Perché cedere Giaccherini e Matri, magari contro il parere di Antonio Conte? Molti tifosi della Juventus si saranno interrogati sulle 2 cessioni illustri operate da Madama nell'ultima sessione estiva del calciomercato. Il motivo è presto spiegato: l'a.d. Marotta e il d.s. Paratici hanno dovuto operare all'interno di un limite di 200 milioni di euro fra costi per gli stipendi e ammortamenti fissato a monte dal presidente Andrea Agnelli.

Ecco dunque il perché della neccessità di privarsi di due pedine risultate fondamentali nella vittoria dello scorso campionato di Serie A. Ma esaminiamo subito le due voci, partendo con i cosiddetti 'ammortamenti per le immobilizzazioni immateriali', espressione con la quale si intendono indicare i costi dei cartellini dei giocatori in rosa spalmati sugli anni dei loro contratti.

Secondo quanto riportato da 'La Gazzetta dello Sport', nell'esercizio al 30 giugno 2013, che sarà approvato il prossimo 24 settembre, le spese relative agli ammortamenti dovrebbero ammontare a 46 milioni, con una diminuzione di 1,4 rispetto all'esercizio precedente per effetto del rinnovo e della spalmatura del contratto di Buffon.

E in questo senso gli acquisti estivi non hanno spostato granché, con la situazione che resta pienamente sotto controllo: 9 i milioni spesi per Tevez (ammortamento di 3 milioni nel 2013-14), 13 per Ogbonna (2,6), 4,5 per la metà di Berardi (0,9), 9 per il riscatti di Asamoah (2,2) e 4,8 per quello di Peluso (1,2). Il loro carico su quello che sarà il bilancio 2013-14 è stato tutto quasi compensato dalle cessioni di Felipe Melo (3,5 milioni di mancato ammortamento), Matri (3) e Giaccherini (2,5).

Tirando le somme balla giusto un milioncino in più rispetto al 2012-13, con gli ammortamenti di questa stagione dovrebbero aggirarsi attorno ai 47 milioni. Ma il calciomercato della Juventus è stato perfettamente sostenibile sotto il punto di vista della voce 'ammortamenti'.

Passando invece all'analisi degli stipendi, ossia del costo del personale tesserato dal club, per il 2012-13 questi dovrebbero ammontare a 149 milioni, 12 in più dei 137 dell'esercizio 2011-12. Durante l'estate, per quello che sarà il bilancio 2013-14, la Juve si è fatta carico di due stipendi top come quelli di Tevez (cinque milioni e mezzo all'anno) e Llorente (5 milioni), oltre a quello di Ogbonna (1,8 milioni). I nuovi arrivati incideranno sulle spese lorde per 24 milioni.

Tuttavia la società bianconera si è 'liberata' al contempo di altri ingaggi pesanti: i 2,2 milioni netti di Matri, gli 1,5 di Bendtner, gli 1,2 di Anelka, i 600 mila euro di Giaccherini e i 400 mila di Marrone. Inoltre si sconteranno ancora i benefici della partenza di Lucio a gennaio (1 milione netto nella prima metà della stagione 2012-13) e del rinnovo a febbraio di Buffon, che è sceso da 6 a 4 milioni netti di stipendio (quindi 1 milione netto per metà anno).

Non va incluso in questo calcolo Iaquinta: è vero infatti che il suo contratto è scaduto a giugno ma l’ultimo stipendio era stato già accantonato nel bilancio 2011-12. Tirate le somme si arriva a un risparmio complessivo di 15 milioni lordi, che portano ad appena 9 milioni di aumento della voce 'stipendi'. Al lordo il costo del personale tesserato per il 2013-14 crescerà fino a 158-160 milioni.

Sommando le due voci, quella degli ammortamenti e questa degli stipendi, si arriva ad una spesa sui 205 milioni, ma se si considera che una quota importante è legata a bonus e premi, si rientra perfettamente nel tetto di 200 milioni fissato da Agnelli.

Tradotto significa che il calciomercato della Juventus è stato ancora una volta perfettamente sostenibile, e questo consentirà alla società torinese di non trovarsi a dover chiedere aiuto agli azionisti per un bel po' di tempo, dopo l'aumento di capitale di 120 milioni che ci fu nel 2011.



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