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Un invito agli acquirenti o un disegno ben preciso: cosa c'è davvero dietro le frasi di Galliani sulla "non incedibilità" del 'Faraone'?

La negazione di un progetto. Come descrivere altrimenti l’eventuale cessione da parte del Milan di Stephan El Shaarawy, indubbiamente il miglior giovane del panorama italiano, dopo (se non insieme) a Mario Balotelli. Giovane e italiano, due parole che sembravano esser diventate religione in casa rossonera: la linea verde, sbandierata e ostentata ad ogni occasione da presidenza, dirigenza e staff tecnico, rischia di essere calpestata da una scelta (non ancora presa) che sembra francamente incomprensibile.

Il disegno è noto: le pretendenti per il Faraone non mancano - con il ricco City in testa e il Psg a seguire, in un gruppo dal quale è da tagliar fuori il Napoli, alle prese con un identikit diverso - e per una cifra intorno ai 40 milioni di euro  il Milan sarebbe disposto ad avallare la cessione del gioiello savonese, con Galliani pronto a ricomporre in rossonero la coppia Balotelli-Tevez. “E’ il giocatore del Milan con più richieste, non è incedibile perché nel mercato tutto può succedere”, ha spiegato l’ad tra le acque del Mediterraneo, dove tra un tuffo e un cocktail non ha probabilmente mai smesso di pensare al tanto agognato ‘Apache’.

Si è detto e scritto anche che Galliani possa aver cambiato lo status di El Shaarawy dopo che Berlusconi ha imposto il cambio di modulo, con il ritorno al 4-3-1-2, ma sarebbe a quel punto una mossa alquanto discutibile sacrificare uno dei più grandi talenti del calcio italiano sulla base di perplessità (confutabili) di natura tattica, visti gli ampi margini di miglioramento di un ragazzo che deve ancora compiere 21 anni ed è di fatto solo alla sua seconda stagione da titolare, la prima con la maglia rossonera.

Troppi dubbi, troppi tasselli che non combaciano: El Shaarawy è un patrimonio tecnico ancor prima che economico e consegnarlo al maggior offerente sarebbe un segnale preoccupante per il Milan, visto che da via Turati hanno sempre giustificato le cessioni shock di Thiago Silva e Ibrahimovic con l’esigenza di sistemare il bilancio. Stavolta i conti sono in ordine, in rosa ci sono altre pedine spendibili per poter aumentare il tesoretto (Robinho, Nocerino, Abate ed eventualmente Boateng) e la flessione di Stephan in questo 2013 non è un fattore tale da poter spingere a rinunciare a colui che era diventato l’uomo-simbolo del nuovo corso rossonero. Tevez potrebbe arrivare sì, ma non col sacrificio di El Shaarawy, magari sfruttando i milioni incassati e risparmiati da una eventuale cessione di Robinho.

Difficile se non assurdo pensare che la situazione possa esser diversa rispetto al gennaio del 2012, quando Berlusconi mise il veto alla cessione del pupillo Pato, scaricato da Galliani per far spazio a Tevez. Stavolta sull’altare rossonero sembra esserci finito il Faraone, ed è prevedibile che l’esito possa essere il medesimo: il Cavaliere stravede per El Shaarawy, considerato ancor più di Balotelli (non solo per ragioni tecniche) il vero gioiello di casa, e non ha mai nascosto la sua freddezza nei riguardi dell’argentino del City, attaccante che non gli solletica la fantasia. Senza contare che anche dal lato economico l’operazione non convince, vista la differenza d’ingaggio tra il giovane savonese e l’ex Boca.

Su El Shaarawy potrebbe esserci un bluff, un disegno ben preciso
In tutto questo non va sottovalutata inoltre la volontà del giocatore, che, come ribadito anche in una recente intervista rilasciata a ‘Repubblica’, non ha alcuna intenzione di lasciare un club amato fin da bambino e che lui ha sempre considerato come lo zenit della sua carriera professionale.

In assenza di prove schiaccianti, di scenari plausibili, di motivazioni irresistibili, lecito ipotizzare dunque che dietro a queste improvvise esternazioni su El Shaarawy possa esserci un bluff, un disegno ben preciso, orchestrato dall’asse Berlusconi-Galliani: utilizzare la mancata cessione del Faraone (magari bloccata in extremis dall’arrivo, sul cavallo bianco, del Cavaliere…) per giustificare ai tifosi un mercato spartano, fatto di colpi mirati ma non di nomi altisonanti. E se Galliani dovesse dire “il nostro grande acquisto è aver trattenuto El Shaarawy” non lasciatevi sorprendere da quella sensazione di deja-vu. Il remake di un film già visto…

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