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LA STORIA - La trattativa Jovetic riapre vecchie ferite tra la Juventus e Fiorentina: ecco la storia degli intrecci di mercato più celebri tra i due club rivali.

Come l'amicizia, il suo esatto contrario, anche la rivalità ha un prima e un dopo, uno spartiacque superato il quale tutto non sarà più come prima. A livello sportivo l'astio tra Fiorentina e Juventus, che spazia tra lo lo sfottò e una sana di ironia che non guasta mai (quando va bene), fino ad arrivare a insulti da censurare e striscioni raccapriccianti (come quelli che inneggiano ai morti dell’Heysel o quelli che, in passato, hanno fatto riferimento agli omicidi del mostro di Firenze), ha un inizio certo, che ha radici vecchie di oltre 30 anni.

Stagione 1981-82, un campionato incerto fino all'ultima giornata, deciso dal rigore segnato a Catanzaro da Brady e dal gol (regolare) annullato a Graziani a Cagliari. Scudetto alla Juve e marea di polemiche che finirono persino in tribunale. “Ho visto Boniperti mangiare noccioline in tribuna, sembrava un mafioso americano” le parole del regista Franco Zeffirelli che non fecero piacere all'allora presidente bianconero.

La finale di Coppa Uefa del 1990, con l'arbitraggio della gara di andata (vinta 3-1 dalla Juventus) aspramente contestato dai toscani, incendiò ulteriormente gli animi, ma la tensione si acuì qualche giorno dopo, quando la società toscana annunciò la cessione di Roberto Baggio alla Juventus per 25 miliardi di lire.

In città scoppia il finimondo: arresti, feriti, rabbia, con i tifosi che bloccano Coverciano dove si preparano le “Notti magiche”. "Non me ne sono andato: mi hanno mandato via. Pontello aveva già preso accordi con Agnelli, mi aveva venduto l’estate prima" racconta il Divin Codino nella sua autobiografia, spiegando come le provò tutte per restare a Firenze.

Parlavamo di spartiacque e il trasferimento di Baggio lo fu: prima c'erano state le cessioni di Antonello Cuccureddu e Claudio Gentile negli anni '80, due terzinacci vecchia maniera che non scossero l'opinione pubblica. Poi arrivarono a Firenze due reduci dai trionfi con Lippi, Moreno Torricelli (stagione 1998) e Angelo Di Livio (l'anno seguente): il difensore dice sì a Giovanni Trapattoni, gioca una splendida stagione e diviene ben presto un idolo della Fiesole dopo essere stato accolto con scetticismo. Il centrocampista è passato alla storia come “quello della serie C2” ed è tuttora uno dei più amati dal popolo viola.

“I nostri due trasferimenti allentarono le tensioni tra le due due tifoserie” ha spiegato il Soldatino ad anni di distanza. I due non sfuggono alla cerimonia della “degobbizzazione”, un rito a cui vengono sottoposti tutti i giocatori viola provenienti dalla Juventus. È una sorta di battesimo. Serve a purificare e a lavarsi dal “peccato originale”: il passato negli odiati bianconeri. Durante la “funzione” il giocatore riceve la tessera degli ultras e una copia di Hurrà Juventus (il giornale ufficiale della società) per «farne l’uso che più ritiene opportuno». Al rito non si scappa, come ben sa anche Enzo Maresca, passato da Torino a Firenze nell'estate 2004 insieme a Fabrizio Miccoli: la loro avventura in viola durò un battito di ciglio, una stagione appena. L'anno seguente i toscani fanno da chioccia a Giorgio Chiellini, che sbarca in prestito e dopo 12 mesi ritorna alla base. Da un terzino sinistro (all'epoca) a un altro: nell'estate 2007 Federico Balzaretti viene scaricato dalla Juve sulla riva dell'Arno: per il futuro terzino della nazionale solo 6 presenze in campionato.

Fino a quel momento gli affari nel complesso sono decisamente pro-Juve, ma il trend cambia (momentaneamente) due anni dopo. Questa volta il capolavoro lo fanno i Della Valle, che cedono per 25 milioni di euro Felipe Melo ai rivali, ottenendo un'enorme plusvalenza e rifilando, allo stesso tempo, un autentico bidone alla Vecchia Signora. Fanno il percorso inverso Marco Marchionni (viola per 4,5 milioni) e Cristiano Zanetti (costo 2 milioni): una buona prima stagione per l'ala, mentre il centrocampista paga a caro prezzo la sua fragilità muscolare e in un anno e mezzo lascia poco il segno.

L'ultima operazione ha sorriso (tanto per cambiare) alla Juventus, che nel gennaio 2012 girò a Firenze in prestito Amauri: per l'oriundo un solo gol in viola, guarda caso quello della vittoria per 2-1 a San Siro contro il Milan che spalancò la porte dello scudetto a Conte e i suoi ragazzi.

Se da un lato la rivalità tra tifosi non ha mai subito un calo di intensità, non c'è dubbio che a livello societario c'è stato un certo idillio per diversi anni, rovinato la scorsa estate dal caso Berbatov. Quando l'attaccante bulgaro sembra ormai con la maglia viola addosso e a Firenze lo attendono per le firme, si intromette Beppe Marotta e l'affare sfuma. L'ex Manchester United tra i due litiganti, sceglie il terzo incomodo, il Fulham.

Uno sgarbo difficile da dimenticare e che sta avendo ripercussioni sull'affare Jovetic. Il montenegrino gradisce la soluzione torinese, ma i Della Valle non vogliono fare sconti: 30 milioni cash o non se ne fa nulla. Un modo anche per prendere tempo e far inserire qualche altra squadra. Perché se è vero che il caso Baggio è ormai finito negli annali con tutte le sue conseguenze, non ci sono dubbi che i tifosi rassegnati alla partenza del loro benianimo si augurano di vederlo ovunque, ma non sotto la Mole.

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