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Il tecnico bianconero, alla vigilia dell'uscita della sua autobiografia, spiega: "Quando sento dire: alla Juve bastano due acquisti per vincere la Champions, mi viene da ridere".

Antonio Conte non si ferma mai. A poche ore dal secondo Scudetto consecutivo conquistato con la Juventus, l'allenatore salentino pensa già a quello che dovrà essere il calciomercato estivo, per una stagione, la prossima, che per i bianconeri dovrà essere quella del salto di qualità in Europa.

Il tecnico, che nei prossimi giorni incontrerà la dirigenza per dettare le condizioni per la sua permanenza sulla panchina della Vecchia Signora, alla vigilia dell'uscita della sua autobiografia, scritta assieme al giornalista Antonio De Rosa, si è concesso in esclusiva ai microfoni della 'Gazzetta dello Sport'. 

Conte sa bene che per puntare più in alto serviranno ritocchi consistenti all'organico, e per questo, non ha problemi a sottolinearlo. "Quando sento commenti tipo: 'Alla Juve bastano due acquisti per vincere anche la Champions', mi viene da ridere. - ha dichiarato - Sarebbe un discorso superficiale e presuntuoso. Ma di cosa stiamo parlando? La realtà è diversa: negli ultimo anni la vetta si è allontanata. Il ranking Uefa lo dimostra".

Questo anche se ad arrivare dovessero essere due-tre top player: "Ibrahimovic, Suarez o Higuain? Ai tifosi non potrei dire no, - ha affermato Conte - quindi, dipendesse da me, prenderei tutti e tre, ma per vincere la Champions non bastano neanche loro. Il modello da seguire è il Bayern, di queste cose parlerò con il presidente e Marotta, in ogni caso serve rispetto per i miei giocatori e per la società".

Troppo grande, secondo Conte, il divario fra i club italiani e quelli europei, in particolare con il calcio tedesco. "Devono migliorare tutte le componenti del nostro calcio. - ha detto - Scendiamo sul pratico: ho sentito Robben l'altro giorno dire: 'La nostra è stata una vittoria di squadra'. Ha capito, Robben è un talento puro. Come Ribery. Eppure si sono messi al servizio della squadra. E' l'organizzazione di gioco che esalta il talento, purtroppo da noi questo è un pensiero di minoranza".

"Si dice: 'l'attaccante non deve stancarsi con il pressing altrimenti non è lucido in area, il 10 deve essere libero da ogni marcatura e tutto ruota intorno a lui'. - ha proseguito Conte - Non è così, almeno per me. E mi pare che questo possa essere un modello vincente".

Facile vedere allora nel tecnico bianconero la filosofia di un vecchio maestro: "L'allenatore che mi ha influenzato di più è stato Arrigo Sacchi. - ha ammesso - Il suo Milan ha fatto la storia e tracciato una via importante: la squadra sopra il singolo e non viceversa. L'ho avuto in Nazionale e mi ha aperto la mente. Lippi e Trapattoni mi hanno insegnato tanto riguardo alla motivazione e gestione del gruppo".

Conte ha quindi rivelato che il suo passaggio alla Juventus sarebbe potuto avvenire prima, quando nel ruolo di d.s. c'era Alessio Secco. "Lo avevo incontrato cercando di spiegare come intendevo rilanciare la Juve. Puntando sul gioco offensivo, ma con un possesso palla a partire dalla linea difensiva. Insomma, la mia idea di calcio, dove il talento è al servizio della squadra. - ha raccontato - E poi avendo due esterni d'attacco per sorprendere gli avversari. Avevo anche indicato dei giocatori come modello: Robben, Lennon e Walcott...".

"Invece - ha continuato ironico Conte - le cose andarono diversamente. Mi chiesero un parere su Diego, e  dissi con franchezza: 'E' un buon giocatore, ma abbiamo in rosa Trezeguet, Del Piero, Amauri e Iaquinta. Io spenderei i 25 milioni in altro modo'. Sapete tutti come è finita...".

Nella mente del tecnico bianconero riaffiorano i ricordi, e la mente va a quando ancora faceva il calciatore. "Il più forte giocatore in assoluto? Parlo degli ultimi 30 anni: Maradona, l'ho anche marcato. Uno spettacolo: negli occhi aveva ancora la felicità di un bimbo che gioca per la prima volta. Poi Messi. E Ronaldo, il Fenomeno dell'Inter".

Il tecnico della Juventus per il futuro scommette sui giovani italiani e fa due nomi: "L'Under 21 secondo me può vincere l'Europeo. El Shaarawy è un giocatore totale, capace di attaccare e difendere. Cresciuto tantissimo e con ampi margini di miglioramento. E' un patrimonio del nostro calcio. Insigne, talento di strada come Cassano e Miccoli. Può sempre fare la differenza, creando superiorità".

La mente torna per un attimo sulla pagina grigia di Calciopoli: "E' una cicatrice profonda. - ha ammesso Conte - Quello che mi ha fatto più male è stato leggere articoli che davano per finita la mia carriera, avallando accuse prive di senso. Chi mi conosce sa che non accetterò mai compromessi. Alla fine ho subito una ingiustizia, senza prove. 'Non potevo non sapere'. Faccio felice Crozza: la parola 'agghiacciante' ha fotografato bene il mio stato d'animo".

Quindi l'investitura per sui colleghi esteri e italiani: "Tanto di cappello a Heynckes per quello che sta facendo. Guardiola è tra i migliori allenatori in circolazione. - ha affermato - porterà al Bayern il modello Barcellona, una bella sfida. Mourinho riesce ad avere il 100% dalla squadra. L'Inter del triplete era un grande esempio di forza, abnegazione e volontà. Lui l'ha portata al massimo, andando via all'apice di un ciclo. In Italia faccio i complimenti a Guidolin, che con l'Udinese ogni anno riesce a fare miracoli, nonostante le tante cessioni".

Prima di tuffarsi sulla programmazione della prossima stagione, Conte avrà qualche giorno di tempo per godersi il suo secondo Scudetto: "Entrambi gli Scudetti sono stati bellissimi e complicati. - ha spiegato - Il primo era inaspettato, non eravamo favoriti e forse neppure considerati. Superare una corazzata come il Milan e restare imbattuti per un campionato è stato un capolavoro. Confermarsi non è mai semplice: gli altri ci aspettavamo, in più dovevamo gestire l'impegno in Champions. E poi c'è stata la zavorra del calcioscommesse...".

Infine il tecnico si permette di togliersi qualche sassolino dalle scarpe: "Mi hanno accusato, dopo il 2-0 di Monaco, di rassegnazione. No, ero solo sereno. - ha sottolineato - Avevamo incontrato una squadra più forte. Ai miei giocatori non potevo chiedere di più. La distanza è ancora ampia, si può recuperare a patto che si facciano i giusti passi. E noi abbiamo bruciato i tempi. Questo è un rischio: non dobbiamo illuderci dopo i due scudetti e i quarti in Champions. La strada è lunga".

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