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ESCLUSIVA - Nell'incontro dei prossimi giorni Conte chiederà rinforzi di livello assoluto, la Signora è pronta a non sottrarsi e lo accontenterà per andare avanti insieme.

Gian Paolo Montali, grande allenatore di pallavolo ed ex dirigente della Juventus, in più riprese ha dichiarato che, per ottenere grandi risultati, occorre sempre aumentare le motivazioni di un gruppo, alzare sempre quell’asticella per evitare rilassamenti, cercando sempre di incrementare la spinta caratteriale per poter primeggiare.

Questo concetto, a dir poco ben assimilato nel volley dall’allenatore di Parma, Antonio Conte sta cercando di riproporlo anche nel calcio. Anzi, attraverso la conferenza stampa di presentazione del match contro il Palermo, il tecnico pugliese lo ha già suggerito, mandando un segnale chiaro alla società e ai tifosi che tanto lo adorano. L’artefice del secondo Scudetto del suo biennio zebrato, ama come pochi altri i colori bianconeri e, tanto per essere espliciti, non ha nessuna intenzione di lasciare quella panchina che tante gioie professionali (e non solo) gli sta regalando.

Se avesse voluto realmente salutare tutti, probabilmente, non si sarebbe fatto sfuggire quell’interessamento del Chelsea, così come non avrebbe respinto sul nascere il sondaggio effettuato per conto terzi da Josè Angel Sanchez, direttore generale del Real Madrid, grande ammiratore del condottiero campione d’Italia.
 
La volontà di proseguire c’è, ma occorre ovviamente far chiarezza per sviluppare ulteriormente un progetto ambizioso. Il rapporto tra Conte e la dirigenza juventina è realmente buono. Il mister leccese nutre grande stima nei confronti di Marotta e soci e, in particolar modo, prova vera e propria gratitudine verso il presidente Andrea Agnelli, colui che gli ha fornito l’opportunità di guidare il club per il quale ha sempre profuso grande amore.

Aria di divorzio non ce n’è mai stata e non ce ne sarà. L’intenzione di Conte è quella di continuare a vincere a Torino. Discorso chiuso. Per alimentare questo flusso positivo, però, è necessario definire gli obiettivi a medio e lungo termine. Primeggiare in Italia si può ancora fare con questo parco giocatori, le dirette concorrenti, a meno di clamorosi colpi di scena estivi, hanno un gap robusto da colmare e, giocoforza, questo aspetto sorride alla Juve.

In Europa la musica cambia. Qui c’è da lavorare sodo per tentare di impensierire club del calibro del Bayern Monaco e, soprattutto, occorre rinforzare notevolmente la rosa. Come? Inserendo pochi elementi ma di spessore assoluto, evitando di sperperare risorse monetarie verso calciatori dal basso profilo europeo.

Intendiamoci, ogni allenatore vorrebbe allenare contemporaneamente Messi, Cristiano Ronaldo e Robben. Ma questo non è possibile, oggi, in Italia. Laddove non arriva la moneta, tuttavia, può arrivare l’ingegno. Quello che ha portato Vidal a Torino per quasi 11 milioni di euro, quello che ha fatto acquistare per 300mila euro Barzagli, o come quello che ha strappato Pirlo e Pogba a costo zero rispettivamente dalle mani del Milan e del Manchester United.

Conte non mette in dubbio le capacità dei suoi superiori, ma chiede di concentrarsi con grande lucidità su quello che manca, cercando di non focalizzarsi su obiettivi complessi da concretizzare già in partenza, distogliendo l’attenzione da quegli elementi dall’utilità pari allo zero (Bendtner e Anelka ad esempio).

L’attacco, reparto in cui Antonio da Lecce chiede maggiori investimenti, sarà oggetto di dibattito del colloquio che si consumerà nei prossimi giorni tra il tecnico e i suoi dirigenti. Conte chiede che l'attacco venga sensibilmente per dire la propria anche fuori dall’Italia. Accontentarlo, per gli uomini di corso Galileo Ferraris, sarà pressoché obbligatorio e, in questo senso, trapela un certo ottimismo. In conclusione? Sensazioni positive.

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