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ANALISI - Dalla notte di Madrid sono passati meno di 3 anni, ma l'Inter è adesso irriconoscibile: colpa di alcune sessioni di mercato disastrose...

A vedere il Bayern Monaco prendersi gioco della Juventus da un lato non può che aver fatto piacere ai tifosi dell'Inter, ma dall'altro non può non aver fatto venire un certo magone nel vedere come, una squadra che meno di tre anni fa è stata battuta senza troppi patemi nella finale di Champions League, è cresciuta e si è rinforzata negli anni, mentre dell'Inter di mourinhana memoria sono rimasti solo ricordi, dolci sì, ma sempre ricordi.

Grazie a organizzazione, disponibilità economica, progetto e lungimiranza dei dirigenti, in Baviera sognano di riportare in Germania la coppa più prestigiosa sfuggita per ben due volte in tre edizioni nell'atto conclusivo e hanno appena festeggiato una Bundesliga da record. Circa 450 chilometri più a sud, invece, la Champions League è diventata un miraggio, un affare per altri. E da quando Massimo Moratti ha chiuso i rubinetti, le campagne acquisti dei nerazzurri sono state deficitarie. Nelle ultime tre estati (e inverni), Marco Branca ha preso più granchi di un pescatore professionista, nemmeno fosse stato sull'Isola del Natale, in Australia, rinomata per la migrazione di decine di milioni di questi crostacei dall'interno alla costa per riprodursi.

Massimo Moratti sembra aver perso definitivamente la pazienza e l'ennesima rivoluzione non dovrebbe risparmiare nemmeno gli intoccabili uomini fidati, come appunto Branca. Il ritorno di Lele Oriali e l'arrivo dal Chievo di Giovanni Sartori sono due ipotesi che stanno prendendo sempre più corpo. Abbiamo detto e scritto ampiamente delle colpe di giocatori e allenatore, ora vediamo le principali operazioni di questo ultimo triennio, che di fatto hanno ridimensionato oltre ogni aspettativa la squadra.

LA 'FLOP 11' DELLE OPERAZIONI SBAGLIATE DA BRANCA
Viviano

Jonathan - Silvestre - Pereira

Schelotto - Mariga - Palombo - Alvarez

Castaignos - Forlan - Zarate
La stagione 2010-2011 è la prima del post Mourinho. La rosa che ha conquistato il Triplete viene confermata nella sua quasi totalità: sull'altare del bilancio viene sacrificato Mario Balotelli (ormai in rotta con senatori e tifosi), ceduto al Manchester City per 28 milioni di euro (bonus compresi) e ci si libera finalmente di Ricardo Quaresma, pur con una minusvalenza non indifferente. Il portoghese, pagato quasi 30 milioni due anni prima, viene ceduto al Besiktas per poco più di 7. Al loro posto largo ai giovani: Coutinho (circa 4 milioni al Vasco) e Biabiany (poco più di 4 al Parma). Troppo poco per riconfermarsi anche in Italia, anche se a gennaio arrivano uno dopo l'altro Nagatomo (il prestito di Santon e conguaglio al Cesena), Pazzini e Ranocchia (18 milioni di euro a testa). Non bastano per riprendere il Milan dopo i primi mesi disastrosi di Benitez, ma a fine stagione i trofei sono comunque tre: Supercoppa italiana, Mondiale per Club e Coppa Italia.

Fallimentare senza dubbio la campagna acquisti della stagione 2011-2012. La partenza di Samuel Eto'o direzione Anzhi (20 milioni di ingaggio annui al giocatore, circa 27 all'Inter) fanno felici le casse nerazzurre, un po' meno Gasperini, che avrebbe preferito sacrificare sull'altare del fair play finanziario Sneijder. In estate ad Appiano arrivano i vari Forlan (5 milioni), Zarate, Castaignos, Alvarez (circa 9 milioni) e Jonathan (5 milioni), a cifre contenute ma anche dal rendimento davvero modesto.

Discorso a parte per Poli: il ragazzo ha stoffa, ma è troppo spesso infortunato. Fanno le valige Pandev (Napoli) e Muntari, mentre a gennaio se ne va un altro eroe del Triplete, Thiago Motta (10 milioni dal Psg). In entrata Guarin (prestito con diritto di riscatto per un totale di 11,5 milioni di euro), Juan Jesus (oggetto misterioso scoperto solo quest'anno) e Palombo, la classica meteora. Risultato finale: stagione disastrosa e niente qualificazione alla Champions League.

La crisi economica si acuisce, il monte stipendi non è più sostenibile e al bilancio vanno sacrificati (e svenduti) Julio Cesar, Maicon e Lucio. Per scelta tecnica se ne va Pazzini nello scambio con Cassano (7 milioni ai nerazzurri), per quello che sembra proprio un affare sotto tutti i punti di vista. L'Inter 2.0 viene completata da Handanovic (11 milioni più metà Faraoni all'Udinese), Palacio (10,5 milioni al Genoa) e da tanti comprimari che non si rivelano all'altezza: Pereira (l'acquisto più costoso, 10 milioni più bonus), Gargano, Silvestre e Mudingayi.

Possibile fare peggio? Certo, grazie al mercato di gennaio, dove viene svenduto Sneijder (al Galatasaray per 7,5 milioni), viene piazzato Coutinho (buona plusvalenza i 10 milioni che sborsa il Liverpool) e arrivano Rocchi, Kuzmanovic, Schelotto (in cambio di 3,5 milioni più la metà di Livaja che oggi servirebbe come il pane) e Kovacic, il fiore all'occhiello, pagato 11 milioni e strappato alla concorrenza dei principali club europei. Un mercato in rosso, come tanti della gestione Moratti: purtroppo non solo per il portafoglio del patron, perché qui i conti sul campo proprio non tornano. E di questo passo chissà tra quanto i tifosi nerazzurri potranno riassaporare trionfi che sembrano lontani anni luce.

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