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SPECIALE - I bianconeri si apprestano a delineare le strategie future dopo l'eliminazione per mano del Bayern. Ci sarà bisogno di spendere, ma soprattutto di farlo bene.

Più di così non si poteva fare. Questo è stato lo slogan ripetuto nel post eliminazione contro il Bayern Monaco dal clan Juventus e, probabilmente, corrisponde a verità. Nel doppio confronto di Champions League i tedeschi hanno letteralmente triturato la Vecchia Signora, dimostrando una netta supremazia tecnico-tattica, non concedendo mai nemmeno una piccola speranza di qualificazione alla formazione guidata da Antonio Conte.
 
Ecco, l’allenatore salentino, l’artefice di un vero proprio miracolo calcistico che in Europa, però, non è bastato. Le due gare contro il Bayern hanno evidenziato come in corso Galileo Ferraris debbano ulteriormente attrezzarsi per poter solamente immaginare di alzare la “coppa dalle grandi orecchie”.

A questa Juve serve in primis il
mantenimento delle sue primizie
Non servono grandi investimenti, anzi, a dire la verità con una punta di assoluto spessore, associata già all’ottimo innesto gratuito di Fernando Llorente, il discorso si avvierebbe verso la conclusione; ma occorre centellinare queste risorse economiche, evitando di disperderle in operazioni secondarie.
 
In questo discorso, ovviamente, il primo passo è il mantenimento. Non si può pensare di finire al Wembley Stadium di turno cedendo l’Arturo Vidal di turno. D’altra parte, almeno secondo le nostre informazioni in nostro possesso, questo non è un pensiero che vige in casa degli attuali detentori del tricolore. Precisare è sempre cosa buona e giusta.

I pezzi pregiati faticosamente amalgamati negli ultimi anni vanno coccolati e trattenuti, anche al costo di rifiutare importarti proposte. Non si può costruire smantellando e, se Paul Pogba di partita in partita dimostra di essere un elemento dal futuro roseo, allora vorrà dire che la Juventus avrà pescato bene e che, nel proprio parco centrocampisti, potrà vantare un’altra cartuccia da sparare nei momenti opportuni.

Bayern ricco, sì, ma sa spendere:
Mandzukic, 13M come il Malaka
Con questo ragionamento si può costruire, anzi, vincere. Perché se la bravura ti porta a strappare dalle sapienti mani di Sir Alex Ferguson un futuro campioncino, devi essere altrettanto bravo a cogliere le occasioni giuste al momento giusto. Beppe Marotta, nelle ultime ore ha fatto notare come la supremazia bavarese sia soprattutto di stampo economico, facendo riferimento all’approdo in Germania di Javi Martinez.

Sì, è vero, i 40 milioni spesi per ingaggiare il basco forse sono catalogabili alla voce “follie umane”, ma allo stesso tempo i 13 spesi per rilevare Mario Mandzukic dal Wolfsburg rappresentano un vero e proprio capolavoro manageriale. E se in questo ragionamento si aggiunge come più o meno con la stessa cifra, in maniera del tutto scriteriata, la società torinese si sia assicurata un altro Martinez, bensì Jorge, qualsiasi obiezione viene automaticamente a cadere.
 
Sotto la Mole hanno costruito un bel giocattolo, in Italia bellissimo. Adesso è giunto il momento di supportarlo con l’inserimento di qualche altro pezzo pregiato. Là davanti, per esempio, è giunto il momento archiviare  le varie sperimentazioni. Top player, grande giocatore, buon calciatore, chiamatelo come volete, ma salvate il soldato Antonio Conte.

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