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Nonostante sia uscita allo scoperto la prova del suo passaggio in nerazzurro, Icardi preferisce non parlare del futuro: "Sto bene alla Samp, non voglio nessuna big"

A distanza di qualche settimana dall'uscita delle rivelazioni circa il suo passaggio all'Inter dal prossimo giugno, Mauro Icardi, attraverso le pagine di 'Sportweek', spegne qualsiasi voce di mercato: "Alla Sampdoria sto bene, non avevo dubbi quando scelsi di lasciare il Barça per venire in Italia. Ammiravo molto Cassano e Palombo, e poi a Barcellona è impossibile non conosce la Samp...."

Ma la Samp, da giugno, potrebbe diventare il suo passato: "Di Genova mi piacciono molto i centri commerciali, a Milano sono stato qualche volta ma non voglio parlare di mercato. Panchina in una big? Nessuno sa come andrà a finire. Magari, se resto, i dirigenti prendono un attaccante forte e io faccio panchina comunque. Poi, io non ho mai dichiarato di voler andare in una big, sto bene qua".

Il talento argentino, a dispetto della giovane età, è già riuscito ad ambientarsi nel calcio italiano: "E' molto difficile, sicuramente più tattico di quello spagnolo. Per le mie caratteristiche è meglio, anche se ora i difensori italiani hanno iniziato a conoscermi e mi marcano più stretto".

Stregato dalle sue qualità, anche il ct azzurro Prandelli aveva provato a strapparlo alla nazionale argentina, ma senza riuscirci: "Ringrazio Prandelli, ma da argentino ho un solo sogno: giocare con la Seleccion. Sabella mi dice di cotninuare a segnare, spero possa arrivare il mio momento".

Nel corso di un'intervista al quotidiano genovese il 'Secolo XIX', Icardi ha parlato dei suoi inizi, per nulla semplici: "Mio padre mi ha trasmesso questa passione, anche lui giocava, poi quando è morto suo padre ha dovuto smettere. Appena poteva, mi regalava un paio di scarpe nuove. Ricordo le prime, un paio di 'Puma King', gialle e blu. L'addio all'Argentina? C'è chi dice che è stato per i soldi, ma non è vero: la criminalità aveva ragguinto un livello tale che non ci sentivamo più sicuri. Così, ci siamo trasferiti alle Canarie da un fratello di mio padre".

Poi, a 14 anni, il Barca del suo connazionale Messi: "E' stato difficile, perché ero da solo. Ma in quel momento ho capito che ce l'avrei fatta. Leo mi mandò una cartolina con l'invito di raggiungerlo al Barca, ma oggi ho perso il contatto. Abitavamo lontani, io a Nord di Rosario, in un quartiere povero.

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