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L'ex attaccante di Perugia e Ancona è di casa a Spalato e conosce molto bene il nuovo acquisto dei nerazzurri: "Un grandissimo talento, gioca senza paura".

Criticatissima per il suo immobilismo sul fronte delle entrate, laddove invece aveva già ceduto Sneijder e Coutinho, l'Inter ha piazzato il colpo d'ala nelle ultime ore di calciomercato, portandosi a casa tre colpi come Schelotto, Kuzmanovic e soprattutto Kovacic.

Il 18enne talentino croato è stato pagato una cifra importante (11 milioni più bonus), ma a sentire chi lo conosce bene, vale davvero tutti gli euro sborsati da Moratti.

Dopo le parole di Boban, arrivano infatti quelle di un'altra vecchia gloria croata come Milan Rapaic, anche lui spalatino e cresciuto nell'Hajduk come Kovacic.

"Sono 3-4 anni che da noi si aspetta solo il momento del suo decollo, verso l'Europa che conta - spiega l'ex attaccante del Perugia alla 'Gazzetta dello Sport' - lo tenevano d'occhio diversi grandi club, sapevamo che prima o poi sarebbe arrivato in un grande club, era scritto".

Rapaic 'dipinge' poi le caratteristiche tecniche del ragazzo, ed è musica per le orecchie dei tifosi nerazzurri: "E' un grandissimo talento, anzitutto. Calciatore intelligente, molto forte tecnicamente: ha dribbling, finta, si libera facilmente della palla, ma anche dell'avversario che lo affronta. Gioca senza paura, perché se hai paura non puoi essere il migliore in campo della tua squadra a 16 anni, e contro il Real Madrid come successe a Mateo due anni fa".

"Vuole il pallone e non gli dispiace cercare il dribbling, se si può. Un multiruolo, perché può giocare in diverse posizioni. Le prime volte che lo vidi, ricordo che a chi era con me dissi: 'Questo mi ricorda Roberto Baggio'. Certe caratteristiche non si cancellano, ma con il tempo ha adeguato, più che cambiato, il suo modo di giocare: ora arretra molto più spesso a prendersi il pallone, gli piace fare gioco", spiega ancora Rapaic.

E di Baggio Kovacic ha anche un'altra caratteristica: "La cosa che le rimane più impressa del Kovacic calciatore? Forse come calcia le punizioni: sempre sopra la barriera, e sa dove mettere il pallone. Si capisce che è un ragazzo in gamba, più maturo dei 18 anni che ha. Un bravo ragazzo, che è rimasto con i piedi per terra nonostante siano almeno due anni che si parla di lui in un certo modo".

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