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Le origini della passione rossonera di SuperMario, sogno concretizzato grazie all'ennesimo exploit dell'accoppiata Galliani-Raiola. Ecco come si è arrivati al colpo dell'inverno.

Il Milan, il Milan e soltanto il Milan. Un chiodo fisso, quello del giovanissimo Mario Barwuah, come da passaporto, ai tempi in cui spadroneggiava nelle giovanili del Lumezzane conquistandosi presto, anzi prestissimo, la ribalta della prima squadra: a 16 anni appena compiuti gioca nel calcio adulto, lui, adottivo con la smania di poter diventare un Balotelli non appena la legge potesse consentirgli l'acquisizione del cognome che per lui è quello della sua sola famiglia.

Il Milan, perché il Milan vince in Italia, soprattutto in Europa, sotto la gestione Ancelotti così come accadeva in un epoca di poco precedente come quella di Arrigo Sacchi. Il Milan, il Milan dell'idolo George Weah, il Milan che diventa rivale, l'unica veramente rispettata da Mario, quando i nerazzurri puntano su di lui investendo 350.000 euro per volere dell'allora dirigente minore Piero Ausilio.

Perché il Milan, che era comunque nel destino (ma il destino è anche questione di ferrea volontà), lo boccia: decisivo il report piuttosto freddino stilato da Aldo Jacopetti, allora osservatore di fiducia sotto la gestione del vivaio rossonero affidata a Franco Baresi.

IL RACCONTO DI GOAL.COM UK
PERCHE' IL CITY LO HA MOLLATO
Il City ha deciso di vendere Balotelli perchè a due anni dalla scadenza del suo contratto ancora faticava a trarre il massimo dalle sue potenzialità.

Negli ultimi tempi Balotelli ha alternato frequenti problemi fisici a problemi di natura disciplinare in alcuni casi plateali, come la rissa con Mancini.

Qualcosa si è rotto definitivamente ad inizio stagione, dopo il rifiuto del City ad un'offerta del PSG.

In Mario è cominciata a crescere la voglia di lasciare Manchester, dove la sua vita privata è continuata ad essere movimentata nonostante il trasloco verso l'area extra-cittadina. 
Greg Stobart, Goal.com UK
Il Milan è il suo punto di arrivo e oggi possiamo dire, con un piccolo gioco di parole, anche il punto di ritorno. Invero, lo spartiacque di una carriera. Se è vero che Mario Balotelli è talento quanto uomo di "capricci", questo capriccio chiamato Milan è quello definitivo, calciaticamente parlando. Forse per Mario inimmaginabile quando all'esordio nel derby categoria Allievi segna ai rossoneri 2 gol in dieci minuti decidendo la partita giocando solo il primo tempo; inimmaginabile perché non esisteva ancora il rapporto con Mino Raiola.

È proprio il rapporto tra Raiola e i rossoneri, quel contratto di consulenza siglato in concomitanza con l'operazione Robinho dal City, a mettere il primo tassello a ciò che oggi viene vissuta come la notizia calcistica del momento, acquisto più oneroso del calcio italiano in una sessione di riparazione invernale sparagnina.

Quella consulenza può dirsi conclusa, perché l'obiettivo era stato fissato: Balotelli al Milan al momento opportuno. E ancora una volta ha avuto ragione il santone italo-olandese che per Mario, per realizzare il suo sogno e dargli la chance che non può per alcun motivo al mondo fallire, ha scelto la strategia del silenzio, del logorìo interno ai Citizens, approfittando di un Mancini in carestia di risultati internazionale e una dirigenza in parte nuova che ha sempre ritenuto Balotelli "uno di troppo" da dover gestire.

Di fatto, Raiola guida anche Galliani che a sua volta convince Berlusconi: 20 milioni di promesse agli inglesi, o adesso o mai più, 5 tranches, obiettivo mirato, spalla ideale di El Shaarawy, ambiente più protettivo per il ragazzo che torna anche più vicino alla famiglia Balotelli unica a riuscirne ad avere un certo ascendente. Milan. Finalmente. Senza chiedere un euro di più rispetto ai guadagni abituali. Carpe diem, altro che campagna elettorale...

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