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L'arrivo del brasiliano riporterebbe un minimo di lustro al nostro campionato, che con Sneijder ha perso un altro campione da copertina.

Abbiamo letto le parole di Galliani su Kakà, “Impossibile il suo arrivo”, ma speriamo che sia ancora impossibile come lo era quello di Ibrahimovic qualche anno fa. Ci auguriamo che sia la classica strategia per spingere il Real a cedere. Sogniamo che ci sia ancora qualche speranza (e i ben informati ci dicono proprio che è così, che – fino alla fine – si tenterà di riportarlo a casa).

Perché, qualora non si fosse capito, ci autodenunciamo esplicitamente: noi siamo per il ritorno di Kakà. E non solo perché siamo inguaribili romantici. Noi abbiamo vissuto l’epopea di Riccardino e sappiamo cos’era in grado di fare e le emozioni che riusciva a regalarci. Quando partiva palla al piede, e spezzava in due la squadra avversaria, con quell’eleganza che lo ha sempre contraddistinto, San Siro ruggiva. Bei ricordi, splendide memorie.

Minestra riscaldata? Forse, ma
Kakà ha tanto da dare al Milan
Da capire, a quattro anni di distanza, quanto sia in grado di ripetersi. Tra problemi fisici, ruggine muscolare e psicologica, 30 primavere sulle spalle, siamo perfettamente consapevoli che quegli anni, e quelle imprese, non torneranno mai più. La classe, però, è intonsa. E, sinceramente, vista la povertà tecnica della nostra serie A, si accendesse anche solo saltuariamente, facesse anche sono una delle sue giocate a partita, ci ripagherebbe comunque della fiducia.

Certo, questo vale per noi spettatori disinteressati, non per chi poi dovrà pagargli lo stipendio. Dunque, cosa può dare al Milan Kakà? Classe, dicevamo, cambio di passo e qualità (se sta bene), difficilmente regia e organizzazione di gioco (il progetto di Allegri di trasformarlo in un Pirlo rischia di creare un mostro). Resta un 4-3-1-2, tatticamente parlando, con Ricky dietro due punte (Niang e il Faraone?). O, alla peggio, un 4-3-3, facendolo partire largo, o – forse il top – un 4-2-3-1, lui dietro una punta (Pazzini?) con due esterni offensivi (Niang e El Shaarawy). In questo caso, però, bisognerà puntellare il centrocampo e renderlo stagno, perché così non regge.

Vendendo Sneijder, l'Inter non ha
aiutato nè Strama, nè la Serie A
La sensazione, dunque, è che sia più Kakà ad avere bisogno del Milan che Allegri di lui. E’ una scelta di cuore, più che di testa. Una minestra riscaldata, per dirla con le parole degli scettici. Però, ci intriga. Sarà perché adoriamo Boateng (almeno quello vero) ma per noi il trequartista resta un’altra cosa. Sarà anche perché speriamo che il ritorno di Riccardino dia un po’ di lustro alla nostra bistrattata (e sempre più povera) Serie A. Sarà perché, in cuor nostro, ci auguriamo che El Shaarawy, Saponara e Niang possano cibarsi delle sue giocate e rubargli un briciolo della sua eleganza da trasmettere ai posteri.

Ma, soprattutto, perché con l’addio di Sneijder, l’ultimo dei Top Player, abbiamo bisogno di una vagonata di ottimismo. Perché salutando Wes, l’Inter ha sicuramente sistemato i conti, ma certo non ha dato una mano a Stramaccioni (né al nostro campionato). E il pensiero che, almeno numericamente, possa essere sostituito da Valdes (con tutto il rispetto) non ci fa fare salti di gioia. Se non dovesse arrivare Kakà, non resterebbe che abbarbicarci a Cavani e godercelo, almeno fino a quando lo sceicco di turno non verrà a rapire anche lui.

Questo, però, è quello che ci meritiamo, vista la qualità del dibattito dei consigli di Lega. Dove, di zitelle isteriche, ne contiamo almeno 20…

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