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Affare saltato? No, braccio di ferro in corso tra Real Madrid e Milan: retroscena e strategie del tira e molla per Kakà

ESCLUSIVA - Operazione in dirittura d'arrivo per un prestito biennale, l'ultima richiesta delle Merengues viola i patti e indispettisce il Milan. Si continuerà a trattare.

Una virata può cambiare davvero la storia. Anche se leggera, per certi versi sensata, giustificata dalle leggi in vigore. La storia, però, può avere ancora nuovi capitoli nello spazio di poche pagine. E, soprattutto, può subire un colpo di scena che solo il presidentissimo può avallare. Lampante che la disquisizione sia in merito alla querelle Milan-Real Madrid-Kakà, una triangolazione che pare fermarsi proprio al momento dell'ultimo passaggio.

Le Merengues hanno fatto un'ultima ulteriore richiesta pari 7 milioni cash (e non 20) che gli garantirebbero se non altro di pagare le tasse prossime venture su un calciatore di proprietà "fuori" soltanto in prestito prolungato.

Questa è la verità, cioè che il Milan non ci sta e prova la forzatura. Può permetterselo perché Kakà è più al di qua del confine che al di là e perché, si dice, i patti pregressi non erano quelli. Un po' come se Florentino Perez ci stesse "provando".

Detto questo, dietro alle parole di Galliani c'è l'amarezza dell'entourage rossonero che stava occupandosi della cosa (segreteria, ufficio amministrativo, comparto medico, conduzione tecnica...) che nel pomeriggio dava in blocco l'affare per concluso ben conoscendone i singoli dettagli.

La trattativa per Kakà è saltata per problemi del Real legati alla fiscalità. Ricky ha fatto tutti gli sforzi possibili

- Adriano Galliani

La chiusura era fissata con prestito gratuito a 24 mesi contro i 30 richiesti dal Diavolo e i 18 sui quali si era impuntato il Real: 18 che significavano un ritorno della piena disponibilità di Kakà per gli spagnoli praticamente in contemporanea con il mondiale brasiliano del 2014.

Il punto d'accordo era quindi raggiunto, con ovviamente lo stesso asso di San Paolo che de facto dimezzava il proprio ingaggio puntando su progetti collaterali (sponsor, eventi ecc.) ora totalmente fermi dopo due anni di peripezie agli ordini di Mourinho.

Un piano razionale, logico, forse ben ponderato che ancora per qualche giorno sarà vittima delle prese di posizioni (spesso e volentieri anche mediatiche) di due club storicamente in ottimi rapporti.

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