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ESCLUSIVA - Il racconto di un vero e proprio affare di mercato. I primi contatti, il ruolo di Conte, gli errori della concorrenza: così la Juve si è assicurata un talento.

È l'uomo-copertina del weekend calcistico appena trascorso, l'enfant-prodige che ha conquistato tutti, il calciatore con il quale oggi in molti (troppi) si riempiono la bocca citando o redigendo i titoli cubitali dei giornali. Per lui, in realtà, parlavano già il curriculum (capitano di tutte le selezioni nazionali francesi, stella della Academy del Manchester United) e le relazioni di tutti i migliori addetti ai lavori che circolano sul panorama europeo. Lui è chiaramente Paul Pogba, "invenzione" di mercato targata Juventus e, soprattutto, firmata Fabio Paratici.

Una prestazione, quella contro l'Udinese, che resta per le gemme balistiche e il significato di quella doppietta, ma anche e soprattutto per la prestazione fatta di sagacia tattica, dosata irriverenza e facilità di gioco. Non senza aggiungerci la palma di miglior dribbling-man del match (altro che Vucinic, Muriel, Giovinco...) con ben 5 esecuzioni a buon fine, da una delle quali nasce di fatto la rete del raddoppio.

La domanda è lecita e ricorrente: come e quando la Vecchia Signora si è aggiudicata le prestazioni sportive del talento Pogba? E poi: contro quali rivali, se ce ne sono davvero state, riuscendo tra l'altro a strapparlo da un fortino insepugnabile come quello di club iperorganizzato come quello dei Red Devils?

POGBA-JUVE, LA 1ª DATA CHIAVE
La gestione di Sir Alex non piace a Raiola e Giocatore, a gennaio Paratici avvia i primi contatti
Bene, a tutto c'è una risposta. Tanto più e tanto meglio a posteriori. Partendo dall'innegabile fatto che Mino Raiola non fu l'artefice del Grande Addio a Ferguson, quanto piuttosto l'esecutore, il "braccio armato", l'uomo che poteva (ottenendo il massimo anche rispetto alle esigenze specifiche del suo allora nuovo assistito) accontentare un Paul Pogba sempre più scontento di un Manchester che lo teneva eccessivamente "nascosto".

Allora, facendo una retrospettiva, è giusto partire proprio da qui: l'equivoco che costa a Sir Alex Ferguson la perdita di Pogba a parametro (350.000 euro circa come premio di formazione come da normativa Uefa) sta proprio nel non aver gestito a dovere il punto di equilibrio tra le pretese del giocatore, ovvero alcune prime apparizioni da titolare, e il timore del club inglese di metterlo in vetrina senza avere in mano il rinnovo del triennale siglato ai tempi in cui i Red Devils lo scipparono al Le Havre con l'idea di non dover versare alcun conguaglio. Causa tra l'altro persa dagli attuali vice-campioni d'Inghilterra.

In questo scenario si è inserita per prima la Juventus, forte di avere in mano una schedatura dettagliata ed entusiastica di questo ragazzone parigino, terzogenito di una famiglia tutta fatta di calciatori professionisti. È qui che Paratici intuisce l'affare, soprattutto quando in corso Galileo Ferraris si viene a conoscenza del contatto tra Pogba e Raiola: gennaio 2012 era alle porte e il calciatore poteva dunque essere contattabile senza infrangere alcuna regola. I rapporti con il procuratore tra gli altri di Ibra e Balotelli erano ai minimi termini, ma quale occasione migliore allora per ricoinvolgere in tutto e per tutto Pavel Nedved che con Raiola ha condiviso praticamente tutti i passi della sua straordinaria carriera?

POGBA-JUVE, LA 2ª DATA CHIAVE
La vera svolta ad agosto: Conte
incontra personalmente Pogba
e gli racconta la sua idea di Juve
Chi viene realmente anticipato è il Milan, anche perché in quel momento Raiola ne è addirittura consulente contrattualizzato. Il buon Mino ovviamente ne parla anche con Galliani che snobba quel tipo di priorità (ah, come cambiano in fretta i tempi...) e mettere in conto un milione per un regista mai visto in una prima squadra non è nei piani dei rossoneri.

L'Inter lo conosce perché ha osservatori che in Europa non mancano mai gli apputamenti con i grandi tornei giovanili, ma non affonda, non chiede, nn ci crede. E fa l'errore che fanno anche un po' tutti i club esteri eventualmente interessati, tra cui i cugini del Manchester City, il Paris Saint-Germain e il Chelsea: ovvero quello di credere nell'impossibilità di andar contro i diktat interni di Ferguson sulle giovani leve. Un potere, quello del tecnico scozzese, venuto meno in maniera definitiva in aprile, quando già Pogba aveva un piede e tre quarti fuori dalla Gran Bretagna.

Ci si riferisce cioé a quando Conte incontra il giocatore personalmente raccontandogli la sua idea di Juventus colpendolo al cuore senza far promesse: il mister lo vuole, per il resto ci deve pensare Pogba, esattamente come sta facendo ormai dall'agosto scorso. È quel meeting la vera svolta, con Pogba che esce con la decisione in tasca e la convinzione (da buon francese) di potersi esprimere al massimo in una big affamata come lui. Non una big qualunque, bensì quella che ha mostrato al mondo tre suoi idoli assoluti come Zidane, Trezeguet e Thuram.

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