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ESCLUSIVA - Già avviati i contatti con l'attuale tecnico del Paris Saint-Germain, in cattivi rapporti con parte della dirigenza francese. E' la soluzione più gradita in Via Turati.

C'è chi, come l'ex ministro degli Interni Maroni, sostiene che Silvio Berlusconi abbia deciso da tempo il nome del prossimo allenatore del Milan, ovvero colui che sostituirà Massimiliano Allegri a questo punto non prima del giugno 2013 visto che il tecnico livornese ha superato lo scoglio e si giocherà in prima persona la seconda fase di una stagione comunque non più agevole.

È un'affermazione quanto meno azzardata, anche se non lontana da una realtà che in via Turati è una certezza: la decisione sul nome non sarà un affare lasciato in disparte per troppo tempo. Anzi.

Anche perché il diktat presidenziale c'è eccome e il lavoro di mercato eventualmente sviluppato già a gennaio dev'essere comunque visto nella prospettiva di "un ritorno ai massimi livelli, ai vecchi fasti, nel giro di tre stagioni" tanto per citare le recenti parole della proprietà.

Tre anni, appunto. Che nel calcio, escludendo quello in corso, significano due stagioni per puntar nuovamente a far da modello per il calcio europeo. Ecco allora il nome dei nomi, la prima scelta tra le scelte, il preferito tra coloro che comunque intrigano: ovviamente, Carlo Ancelotti. Il ritorno del tecnico di Reggiolo è la soluzione più gradita nel clan rossonero, a tutti i livelli.

Soltanto in parte farebbe pensare a una reale restaurazione, quanto piuttosto all'idea di tornare a far calcio 'da Milan'. Piace perché nonostante l'addio l'attuale allenatore del PSG non ha mai rotto con l'ambiente. Con i tifosi il rapporto a distanza resta idilliaco.

A Parigi, questo non tutti lo sanno, Ancelotti è stato a un passo dall'esonero nelle ore appena precedenti la gara interna con il Porto in Champions, ultimo match del girone: l'ex pupillo di Sacchi l'ha capito eccome e da quel momento i suoi rapporti con la frangia francese della dirigenza sono totalmente disintegrati e lo stesso Leonardo, pur difendendolo, non ha pubblicamente "coperto" il proprio allenatore. Sono segnali. Le conferenze stampa successive ne sono la dimostrazione, inclusi gli ammiccamenti al vecchio amore rossonero.

I contatti tra Milan e Ancelotti non sono avviati, di più. Perché in realtà non sono mai venuti meno e questo chi passeggia a che solo saltuariamente a Milanello lo sa molto bene. A modello dell'operazione non c'è tanto la Juve di Conte (più rappresentato eventualmente dalle candidature di Inzaghi e Montella, ovvero seconda e terza opzione dopo il no fatto pervenire a Spalletti che si propone tramite intermediari), quanto piuttosto quella del Lippi-bis.

Dimenticando per un attimo, ovviamente, quanto furono amari i richiami di Sacchi e Capello a guidare squadre che non sentivano più loro. Ma Ancelotti ha un vantaggio: è uomo più malleabile e meno impaziente. La scelta, insomma, avrebbe le sue belle e solide fondamenta.

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