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Il patron azzurro garantisce che la società farà la sua parte in sede di campagna di rafforzamento e non si sbilancia sul futuro del tecnico, tuttora incerto.

Dopo la Coppa Italia della scorsa stagione, Aurelio De Laurentiis vuole vincere ancora. Il presidente del Napoli sogna un club sempre più rispettato, anche a livello internazionale. Le strategie, però, non cambieranno: investimenti mirati e funzionali alla crescita progressiva della squadra. Perchè per rivincere lo scudetto, a suo avviso, serve una combinazione di tanti fattori.

Più precisamente, per dirla con le sue parole, c'è bisogno di "una serie di componenti che prescindono dalla forza dell'organico - ha spiegato il patron azzurro alla 'Gazzetta dello Sport' - L'ultimo esempio è emblematico: ci hanno tolto Paolo Cannavaro e Gianluca Grava. Mi sembra iniquo che si debba subire una punizione per qualcosa che non esiste. E semmai fosse esistita risalirebbe, comunque, a tre campionati fa. Ci sono stati tolti giocatori che sono i simboli dello spogliatoio. E, sicuramente, tutto questo ha condizionato, psicologicamente, la squadra in Coppa Italia".

Una sanzione che ha finito per deconcentrare i giocatori, eliminati dalla manifestazione: "Il momento che stiamo vivendo è doppiamente triste, per le squalifiche di Cannavaro e Grava e per la penalizzazione. Questioni che hanno deconcentrato la squadra che non è riuscita a battere il Bologna. Una sconfitta che ci ha eliminati dalla Coppa Italia".

Se però a fine stagione dovesse sfumare un certo traguardo per colpa di quel -2, da parte sua non ci sarà alcun gesto eclatante: "Se ho deciso di stare nel calcio dovrò pure osservarne le regole, anche se certe sentenze procurano danni a catena, economici e d'immagine".

Meglio pensare al futuro, che in molti sperano sia tricolore: "Lo scudetto è domani, mentre noi dobbiamo guardare molto più in là. La nostra è una squadra giovane, che ad un certo punto ha avuto il torto di non ringiovanirsi. Ecco, prendete il Barcellona, alcuni anni fa decise di puntare sui giovani. All'inizio ebbe problemi, ma oggi è la squadra più forte al mondo. Qui, bisogna decidere, se si vuole l'esperienza, che ti garantisce una maggiore continuità, oppure lavorare per il futuro investendo sui giovani".

Non è ancora chiaro se ci sarà nuovamente Mazzarri a guidare questo gruppo: "Qui l'ho voluto io, l'avevo cercato qualche anno prima e per una serie di circostanze, poco chiare, non riuscimmo a concludere. A lui mi lega un rapporto di rispetto e stima, tra di noi non ci sono problemi. È ovvio che se fosse sua la decisione di andare via, non vedo motivo per cui non dovrei accontentarlo".

Quanto ad eventuali sostituti, "è troppo presto per parlarne. Ci siamo detti che appena avremo un attimo di serenità, ci siederemo e ne parleremo. In questo momento abbiamo altre priorità, dobbiamo dedicarci alle questioni del club e non a quelle dei singoli. In ogni modo mi ha garantito la massima attenzione fino al termine della stagione. È un allenatore che io adoro, sa lavorare sulle individualità ed è un grande stratega".

Si parla di Pioli come suo possibile erede: "Lasciamo perdere i nomi, non mi sembra il caso di farne. Pensandoci, però, l'abbiamo incontrato 6 volte e ne ha vinte 5...". Sul mercato, assicura, la società è pronta a fare la sua parte, ma senza follie: "Spendo cifre importanti soltanto per gli attaccanti, per gli altri ruoli ci vogliono investimenti giusti. Non mi pare che pagare Dzemaili 9 milioni e Inler 16 milioni di euro siano state spese di poco conto. Se si vuole alzare l'asticella si rischia di sfasciare il giocattolo. In estate ho provveduto a rinnovare il contratto di Cavani, offrendogli una cifra importante. Per uno che segna 40 goal all'anno, la spesa vale. E poi, la meritocrazia esiste o no?".

Il Matador, dunque, non si tocca: "La scorsa estate mi sono stati offerti 55 milioni per cederlo ed io non l'ho venduto. A settembre abbiamo fissato la clausola rescissoria. Per acquistarlo dovranno darmi, uno sull'altro, 63 milioni di euro".

A gennaio, garantisce, "ci saranno degli investimenti, e ci saranno dei grandissimi investimenti in estate. Nel mercato di riparazione interverremo in maniera decisa e in maniera ancora più decisa lo faremo a giugno. Con Mazzarri ci siamo dati appuntamento a dopo l'ultima del girone d'andata contro la Roma (6 gennaio, ndr). Vedremo come sarà la classifica e ci comporteremo di conseguenza. Sicuramente, non arriveranno stranieri, sono troppe le problematiche per l'ambientamento".

Basta guardare il caso Vargas: "E' stato un idolo in Sudamerica, e qui è poco considerato. Ma quando hai uno come Cavani che, se non gioca si arrabbia, allora è veramente complicato trovargli spazio. Io lo terrei, ma se Mazzarri chiederà un attaccante con caratteristiche differenti ed il mercato dovesse offrirmelo, allora non esiterò a girarlo altrove, ci sono decine di club brasiliani ed alcuni italiani, pronti a riempirmi di soldi per averlo".

Con l'eliminazione dalla Coppa Italia, la tanto disprezzata Europa League potrebbe diventare il primo obiettivo della squadra: "Dissi che era una coppetta? Lo è soltanto dal punto di vista dell'economia e della partecipazione di pubblico. Fino all'anno scorso era addirittura un costo in perdita. Ecco perché lanciai l'idea di allargare la Champions League: pare che Platini se ne sia convinto. Per fare ciò, comunque, bisognerebbe ridurre anche il numero delle partecipanti alla Serie A, da 20 a 16, in modo da poter combinare meglio le due competizioni".

Infine due battute sul nuovo statuto della Lega: "Intanto è in riscrittura, lo valuterò quando sarà stato completato. Rispetto Beretta, Abodi, Simonelli, ma qui non si pensa al futuro. Bisognerebbe capire come troveremo i fondi da qui a 3 anni, come vendere meglio il nostro prodotto all'estero e non fermarci ad un guadagno di 130-140 milioni. Ci sarebbe bisogno di management adeguato. Ecco, pensiamo prima questo, poi il presidente potrà farlo chiunque".

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