thumbnail Ciao,

Il gioiellino dell'Ajax ha dichiarato di vedersi in uno dei quattro principali campionati europei, rivelando anche di avere Totti come idolo da quando era bambino.

Le big di mezza Europa hanno messo gli occhi su di lui, che è già la stella dell'Ajax. Christian Eriksen ora ha 20 anni e sogna il salto in uno dei quattro principali campionati europei, ma prima vuole lasciare il segno con la maglia del club di Amsterdam, soprattutto in Europa League.

Come riportato sulle pagine di 'Gazzetta Extratime', il giovane talento danese si è aperto descrivendosi anche nella vita privata. Ne è uscito il profilo di un ragazzo semplice, senza troppi grilli per la testa, nonostante la popolarità lo abbia travolto di colpo: "Amsterdam è una grande città particolare. Qui nessuno ti viene a cercare a casa se perdi una partita. È capitato che abbiano bussato alla porta per un autografo, una volta sola. La celebrità è una parte dell'essere calciatore che bisogna accettare. All'inizio la mia timidezza era un problema, ma sto imparando ad uscire dal guscio".

Una carriera iniziata già dai primi anni di età, supportata dall'intera famiglia: "Ero pronto per venire ad Amsterdam. Ho cominciato a giocare a calcio a 2 anni, mio padre è stato il mio primo allenatore, mia madre allenava mia sorella. Mia sorella Louisa gioca ancora in una squadra vicino al nostro paese. Amiamo il calcio e abbiamo le stesse passioni. Siamo molto uniti, per anni siamo andati in vacanza insieme a Jesolo, con il caravan. La mia famiglia, anche i nonni, adorano l'Italia. Tutta la gente del Nord va a cercare il sole".

Per il futuro Eriksen si vede in uno dei quattro principali campionati europei: "Il Barcellona? Chi non sogna di indossare quella maglia? Ma io credo che il mio futuro sarà fra Spagna, Inghilterra, Italia e Germania. Questi campionati mi piacciono e vedrò le chance che mi si presentano. Non so ancora che cosa farò fra qualche mese, ma prima di proseguire voglio lasciare un segno qui. E la finale di Europa League a casa nostra è un bello stimolo. Voglio andare via al momento giusto, e nel modo giusto, perché qui ho imparato tante cose e non voglio lasciarli a mani vuote. Vincerò ancora qualcosa e andrò altrove: è una sfida per crescere".

Eriksen rivela poi i modelli della sua infanzia: "Totti era il mio idolo. Giocavo con la playstation e lui era nella mia squadra e così ho cominciato a seguirlo. Ma il mio vero modello è Miki Laudrup. Ho letto pochi libri, però la sua biografia l'ho divorata. La persona più importante per la mia crescita è stata invece Frank de Boer. Mi ha allenato nelle giovanili e mi ha dato fiducia in prima squadra. La mia qualità migliore credo sia la creatività in campo, mentre fuori dal campo sono un tipo regolare".

Niente grilli per la testa dunque, soltanto vita sana: "Non sono un tattoo boy. La mia ragazza vorrebbe che mi facessi qualche tatuaggio, ma io non ci penso proprio. Non sono una star. Faccio una vita normale: vedo gli amici, vado al cinema, sto attento a quello che mangio. Credo che non potrei desiderare una vita migliore: alle due del pomeriggio sono libero e ho tutto il tempo di fare quello che voglio. Cerco di usarlo bene. Il talento porta pressione. Però avere talento significa essere fortunati. Non credo che il mio talento andrà sprecato".

Infine una valutazione sul calcio di oggi, dominato dal denaro: "È un periodo strano, eppure non credo che il football finirà mai. Bisogna cercare altri metodi anziché affidarsi ai soldi dei ricchi. Qui non spendono, qui costruiscono: l'Ajax è un club diverso da tutti. Il mio calcio lo vedo con un solo verbo: attaccare. Sono un centrocampista e cerco di attaccare e difendere, ma devo trovare continuità. Se non giochi all'attacco non vinci. Puoi ottenere qualche risultato, ma i successi non casuali sono frutto del gioco".

Sullo stesso argomento