Nedved: «Io all'Inter? Mourinho mi chiamava, ho rifiutato»

A Praga folla in delirio per il ceco: «Juve? No, gli Usa. Non entrerò nello staff bianconero. Bella ipotesi, ma per ora riposo».

27/lug/2009 08.48.09

Pavel Nedved al termine di Juventus-Zenit - Champions League (Grazia Neri)
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Pavel Nedved al termine di Juventus-Zenit - Champions League (Grazia Neri)

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Una folla in delirio, la foto tra i ragazzini in... bianconero. Sembra pro­prio di vedere Pavel Ned­ved come allenatore delle giovanili della Vecchia Si­gnora. Ma è un abbaglio. La Furia Ceca, dopo il tira­molla vado- non-vado-al­l’Inter o torno-non-torno alla Juventus nello staff tecni­co, è riapparso ieri a Pra­ga, ospite dell’amico-avvo­cato Bronislav Serák, pro­prietario del Radotin, il club zebrato che nell’occa­sione ha affrontato (per­dendo) il Dukla. Tra un au­tografo e una dichiarazio­ne ufficiale, Pavel ha riba­dito qualche no, aggiun­gendo qualche forse. «In Europa certamente non gioco più. Forse in Ameri­ca. Ma c’è anche una gran­de possibilità che io non faccia proprio nulla, che la­sci del tutto. E adesso pen­so a riposare, almeno per il mese di agosto».

E l’of­ferta di Ciro Ferrara? Ri­fiutata. Almeno adesso.
«Non torno alla Juve, non entro nel gruppo di allena­tori. Non se n’è fatto nulla, anche se ho preso l’ipotesi in considerazione. Sono amico di tanti giocatori». Il feeling con la società, evi­dentemente, va rifocillato dopo l’equivoco di fine sta­gione: si ritira, no aspetta un’offerta di rinnovo. Così, chiuso il match contro la Lazio, Pavel ha salutato fra le lacrime. Poi, dopo il pri­mo periodo di ferie, ecco l’intromissione dell’Inter. «Due anni di contratto. Io e Mourinho siamo stati in contatto quasi quotidiano. Ma io ho deciso di pensarci bene e alla fine non me la sono sentita». Anche per i tifosi che gli chiedevano di non “tradire”.

Resta l’opzione oltreoceano. «Mi vorrebbero ora che il cam­pionato è iniziato, o nel me­se di gennaio quando si prepara la nuova stagione. La cosa mi attrae. Ma ho pure i dubbi: non è ragio­nevole stare fermo per tan­ti mesi e poi ricomincia­re». Una Furia, anche con la tuta e le scarpette da ginnastica. Basta guardar­lo per notare che con l’ago­nismo ha un rapporto spe­ciale, privilegiato. «E se mi sento ancora un giocatore, penso all’America». Si dà la fine d’agosto come limite per decidere. Ma conoscen­do il tipo, è capace di ri­cambiare idea mille volte...

Fonte: TuttoSport
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