Andrè Santos: «Juve do Brasil, sarà il massimo. A Torino mi sentirei a casa»

Il laterale sinistro verdeoro: «Vedo analogie con il mio Corinthians, ma in meglio. Sono paulista come Diego e Amauri: ci intenderemmo facilmente».

30/giu/2009 09.18.22

Landon Donovan - Andre Santos USA-Brazil (Mexsport)
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Landon Donovan - Andre Santos USA-Brazil (Mexsport)

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Juve, felice di piacerti. André Cla­rindo dos Santos, ventiseien­ne laterale sinistro paulista del Brasile e del Co­rinthians, si dice lusingato dell’interessamento bianco­nero. È raggiante per il trionfo nella Confederations Cup, mostra orgoglioso la medaglia d’oro della Fifa che pende dal suo collo e ha fret­ta di salire a bordo del char­ter della Seleção. Ma con grande di­sponibilità accetta di rila­sciare a Tuttosport un’inter­vista esclusiva respingendo l’ordine di uno degli addetti stampa verdeoro che lo invi­ta a salire al più presto pos­sibile sul pullman della squadra diretto all’aeropor­to Oliver Reginald Tambo International.

André Santos, la Juventus si sta muovendo per por­tarla a Torino... «Che grande notizia! Ho sempre sognato di giocare in Europa, possibilmente in un grande club. E la Juve lo è in ogni senso, una delle più grandi squadre al mondo. Sapevo che si è interessata anche al mio giovane compa­gno Dentinho».

Che messaggio vuole lan­ciare ai tifosi della Vecchia Signora? «Beh, ho appena vinto un grande trofeo internaziona­le col Brasile e conto di rifar­lo anche a livello di club. L’appetito vien mangiando, come si dice, e io ho molta fa­me. La torcida della Juve è famosa nel mondo per esse­re numerosissima e molto fe­dele alla squadra. Proprio come la nostra, che non a ca­so è soprannominata Fiel e che vanta circa 35 milioni di tifosi fra cui il presidente brasiliano Lula. Ci sono mol­te analogie fra Corinthians e Juventus, oltre ai comuni co­lori bianconeri. Entrambi i club hanno vinto tanto, han­no un passato glorioso e di recente, per la prima volta nella loro storia, sono state retrocesse in Serie B risalen­do immediatamente nella massima serie».

Come si vede a Torino? «Mi sentirei come a casa mia perché lì ci giocano due con­nazionali quali Diego e Amauri. Sono paulisti come me: Diego di Ribeirão Preto e Amauri di Carapicuíba, par­liamo lo stesso dialetto, ci in­tenderemmo a meraviglia anche in campo. Robinho mi dice sempre che non c’è un giocatore forte come Diego, loro formavano la famosa dupla del Santos».

Fonte: TuttoSport
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