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Finisce nel peggiore dei modi il calvario del tifoso interista pestato nel derby di tre anni fa. Una giustizia mai fatta fino in fondo lo ha portato al gesto estremo.

Non era questo l'epilogo che ci immaginavamo per la storia di Virgilio Motta, il tifoso dell'Inter che durante il derby col Milan del 2009 ci rimise un occhio. Un pestaggio insensato, attuato da persone insensate che ancora oggi non hanno capito la gravità dei propri gesti. La giustizia non è mai arrivata fino in fondo e dopo tre anni il tutto è finito nel peggiore del modi. Motta è stato trovato morto impiccato nella sua abitazione.

Il responsabile principale, Luca Lucci (pseudo ultrà rossonero), è stato condannato a quattro anni e mezzo di carcere più la diffida di altri cinque anni che terrà lui e gli altri complici lontano dallo stadio Meazza. Ma quello che non si può restituire agli uomini è il senso civile. La prova sono gli insulti a Virgilio Motta durante i processi, gli sguardi di scherno e le minacce che non lasciano minimo spazio al pentimento.

Le incredibili parole di una tifosa rossonera che riecheggiano ancora tra le mura dell'aula del tribunale: "Infame, verme, spero che i centoquarantamila euro te li spendi tutti in medicine". Già, quei soldi, che non sono mai arrivati e che gli sarebbero serviti per andare all'esterno e cercare di curarsi.

Lo dice il suo stesso avvocato, Consuelo Bosisio, che tre anni dopo non ha più nulla da difendere, perchè l'inciviltà, la bestialità umana ha vinto sullo sport, sulla voglia di andare allo stadio per divertirsi e tifare, senza la paura di tornare a casa con un occhio in meno.

"Le sue condizioni psicologiche - dichiara l'avvocato -  sono peggiorate perché gli imputati condannati per quegli scontri non gli hanno versato i 140 mila euro che gli dovevano come risarcimento e con i quali lui voleva andare all’estero per provare a curarsi“. Una storia, purtroppo, già scritta...

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