Liga de campeones y... balones: Jesùs Navas superstar

L’esterno del Siviglia è l’obiettivo primario del Real Madrid.

Jesus Navas, Sevilla (Getty Images)
Missione difficile quella di strappare Jesùs Navas dal tempio di Siviglia. I miracoli sulla fascia l’esterno di Jimenez li fa da quando aveva 18 anni, ora che va per i 25, la maturità calcistica ha convinto anche i Tommaso della situazione, stolti nel vedere per credere senza un minimo di fiducia. Jesùs Navas, da non confondere con chi è nato a Betlemme, comincia a moltiplicare pani e pesci nella sua cittadina natale dove sgambetta per i Unión Deportiva Los Palacios. Il giovane Jesùs all’epoca 15enne, viene notato dai dirigenti del Siviglia che con parabole e libri sacri ripieni di un futuro radioso, lo convincono a trasferirsi in una squadra con grandi ambizioni, tra barbieri e cattedrali. Dopo due anni nelle giovanili, nel 2003 Navas esordisce in prima squadra impressionando bene l’ambiente e tutti coloro che avevano creduto senza toccare con mano le abilità del giovane spagnolo.

Nel giro di due anni l’ala (che può giostrare anche come esterno di centrocampo, all’occorrenza a sinistra o destra) conquista un posto da titolare consacrandosi nell’under 21 spagnola, fucina in quel periodo mai doma. L’anno rivoluzionario per il Siviglia coincide con la maturazione completa di Jesùs che offrirà alla squadra la propria verve agonistica: nel 2006 per i Sivigliani c’è da lustrare i primi due trofei della propria storia (proprio nell’anno del centenario), e Jesùs si rimbocca le maniche per farlo dopo aver disputato la mostruosa cifra di 47 match ufficiali nell’arco della stagione sui tre fronti. Coppa Uefa e Supercoppa Europea rendono orgogliosi los sevillanos e la Spagna tutta, Jesùs Navas comincia sul serio a mostrare capacità interessante, volte a saltare l’uomo con una velocità impressionante che parte dai suoi 170 centimetri e termina con l’avversario che inveisce dopo essere stato scartato. La stagione successiva porterà in dote un’altra Coppa Uefa condita dalle ciliegine di Coppa del re e Supercoppa Spagnola: il Siviglia entra nell’élite del calcio europeo degli anni duemila, grazie anche al nostro Jesùs. Le tre stagioni successive sono una delusione per i tifosi Sivigliani, abituati troppo bene e dunque delusi di non vedere coppe in bacheca, ma se da una parte il Siviglia non vince, le quotazioni di Navas crescono sempre più. Arriva nel 200’ la prima presenza con la maglia delle furie rosse. Ma come, un crack del genere che vince in campo europeo relegato a casa dai mister spagnoli? La ragione è una e di natura clinica: Jesùs Navas soffre infatti di attacchi di ansia (nonché di convulsioni) quando sta troppo lontano da casa, dalla propria famiglia e dai propri affetti, deve dunque disertare le possibili convocazioni nella nazionale maggiore.

Nel 2009 il problema va affievolendosi e finalmente l’ala può rispondere alla convocazione di Del Bosque. Il Real Madrid mette gli occhi addosso a Navas, che porta in dote una clausola rescissoria di 60 milioni, facendo capire senza mezzi termini la voglia di farlo diventare un galactico già nella prossima stagione. A Siviglia si vorrebbe rifiutare l’offerta, ma il Madrid almeno in campo finanziario è sempre il numero uno e resistere sarà abbastanza difficile. Da valutare ovviamente sono i problemi clinici di Jesùs che se non completamente guarito dovrebbe per forza rimanere a Siviglia e vivere da protagonista. Nel caso di un trasferimento nella capitale, in cui sarebbe uno dei tanti dietro Cristiano Ronaldo, vero e unico re per i tifosi del Madrid, più che trasformare l’acqua in vino, sarebbe miracoloso non venire inghiottito nel vortice oscuro del “tritacampioniblanco”. A quel punto sì che potrebbe definirsi Jesùs di nome e di fatto.

Francesco Schirru



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