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'Mou' si è concesso un'intervista molto personale, spendendo parole al miele per l'Inter: "Ho vissuto anni straordinari, il 'triplete' è stato un regalo che Moratti aspettava".

Anche Josè Mourinho ha un cuore, soprattutto quando si parla di Inter. Lo 'Special One' non ha mai nascosto il suo dispiacere nel lasciare i colori nerazzurri, ma "certe offerte non arrivano una seconda volta", ha dichiarato lo stesso 'Mou' - riferendosi al Real Madrid - nel corso di un'intervista a 'RMC'.

"In quel momento, all'Inter, tutti lo hanno capito: hanno pianto, ma mi hanno lasciato andare - ha detto -  Per Moratti e per i tifosi è stata dura, lo so, è stato difficile anche per me, ma volevo l'esperienza al Real Madrid, con le sue cose positive e negative annesse, come per tutti i club".

Anche se dell'Inter i ricordi sono tutti positivi: "E' una grande famiglia o meglio, è il club della famiglia Moratti. Ho avuto un grande gruppo ed ho vissuto due anni straordinari a livello personale. Abbiamo fatto il 'triplete' ed io ho avuto la sensazione di aver fatto un regalo che la famiglia si aspettava. Per Moratti questo era un sogno ed essere l'allenatore della squadra che gli ha regalato questo sogno, è stato fantastico. L'Inter è casa mia".

Detto ormai addio alla Liga, l'obiettivo Champions League diventa quasi un'obbligo. Ma Mou chiarisce: "Non deve diventare un'ossesione. Bisogna capire che ci sono altre squadre che possono vincerla, ogni volta che si dice 'Io voglio vincere', ci sono altri che dicono la stessa cosa ed hanno il potenziale per farlo, ma è una cosa che richiede lavoro, soprattutto in questa stagione, in cui non vinceremo sicuramente il campionato. Dobbiamo pensare alla Champions e alla Coppa del Re".

D'altronde l'avversario è il Manchester United del suo modello Ferguson: "Il gioco del Manchester United è fantastico, quello che preferisco. Sono andato a guardarli spesso, ho una casa qui in Inghilterra e vado ogni tanto allo stadio con la mia famiglia. Mi piace molto andare negli stadi inglesi, anche quando ci vado per lavoro, lo faccio con piacere. Poi c'è mio 'fratello' Ferguson che è un grande esempio: a 71 anni è venuto a Madrid ad osservarci, a quasi 50 adesso toccherà fare lo stesso a me".

Molti parlano del 'metodo Mourinho', ed è lui stesso a spiegare qual'è: "Puoi avere una tua identità, ma devi saperti adattare alle situazioni. Per vincere la Premier League ci vuole una squadra diversa da quella che serve per vincere la Liga o la Serie A. La costruzione di una squadra poi dipende molto dalla qualità dei giocatori, dalla qualità degli avversari, dalle caratteristiche del campionato in cui si gioca. Puoi vincere con il talento dei grandi giocatori, ma anche con il lavoro di tutti gli altri. Per me i giocatori tecnicamente superiori, sono esattamente come tutti gli altri".

La chiusura è sul futuro...da posssibile Ct del Portogallo: "Immagino che anche la mia gente lo desideri. Voglio vivere comunque questa esperienza, vivere un Mondiale o un Europeo. Sono stato vicino alla nazionale inglese, nel 2007 o nel 2008, ma la mia prima scelta è il Portogallo. Certo, mai dire mai, ma credo che allenerò il Portogallo".

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