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Il Barcellona schiera 11 giocatori su 11 provenienti dal vivaio e continua a dominare la Liga, Mourinho al contrario è accusato di trascurare i giovani del Real Madrid.

Domenica, nella vittoria del Barcellona per 4 a 0 contro il Levante, dal 14’ in poi tutti gli 11 giocatori schierati da Tito Vilanova erano provenienti dalla Masia, il vivaio voluto oltre 25 anni fa da Johann Cruyiff . Xavi uno dei leader storici, tra i primi, con Carles Puyol, ad uscire dalla cantera blaugrana afferma: “Era il sogno di Van Gaal”.  Si tratta di un record difficilmente battibile specie ai livelli delle squadre guida dei maggiori campionati professionistici.

Come scrive oggi il 'Corriere dello Sport', la Masia è una vera e propria Accademia del calcio catalano e coincidenza vuole che undici, come i ragazzi del vivaio schierati domenica, siano diventati anche i punti di distacco dal Real Madrid, grazie alla contemporanea sconfitta delle merengues di  Josè Mourinho, criticato anche perché non vedrebbe di buon occhio i giovani talenti cresciuti nella Ciudad Deportiva, fra i quali soprattutto il talentino Nacho.

Dopo un investimento durato anni, al contrario dei rivali storici, il Barcellona può ora godersi i propri giovani ed è sempre Xavi a ricordare il grande contributo che in tal senso diede Van Gaal. Dopo avergli mandato un grande abbraccio urbi et orbi , il regista blaugrana dichiara: “Sono orgoglioso del lavoro fatto dalla Cantera. Ricordo quando eravamo soltanto io e Puyol in prima squadra”. C’è voluto tempo, ma il sogno di Cruyiff, reso operativo da Van Gaal, è finalmente diventato realtà.

Com’è giusto che sia, Tito Vilanova è orgoglioso dei suoi ragazzi: “Undici su undici e molti di loro sono nati proprio in Catalogna”. Uno spirito di identificazione della regione autonoma nella squadra blaugrana che non può non avere anche connotati politici, nonostante le recenti votazioni non siano andate come speravano gli indipendentisti.

Discorsi politici a parte, l‘ennesimo infortunio di Dani Alves, una ventina di giorni di assenza per lui, ha spianato la strada al record, visto il successivo ingresso in campo di Montoya , catalano di Gavà. Gerard Piqué, altro fiore all’occhiello della Masia dice: ”E’ un orgoglio per tutti i culé: noi, i giocatori, li costruiamo tutti in casa”. Sottintesa la frecciata ai rivali blancos, la cui politica è soprattutto cercare campioni lontani dalla Ciudad Deportiva.  E i risultati di quest’anno sembrano fatti apposta per rimarcare chi sta avendo ragione in questo momento: 11 vittorie e 1 pareggio per il Barca, con il record del Real 91/92 di Antic che può essere battuto domenica nella sfida del Nou Camp contro l’Athletic Bilbao.

La situazione del Real pare invece fatta apposta per smentire il famoso detto “se Atene piange, Sparta non ride”. In effetti, alle risate catalane fanno da contraltare le tristezze madridiste. Non solo la distanza siderale dai rivali storici, ma anche dover rincorrere i rivali cittadini, secondi in campionato, ed una qualificazione in Champions raggiunta da secondi, non giocano a favore di “quello speciale”, José Mourinho, in questo momento ancora meno amato del solito.

Che Madrid non lo ami lo si è capito anche per un motivo non strettamente legato ai risultati del campo: quando Mou attaccò apertamente l’allenatore della squadra B, Toril, reo di non voler adottare lo stesso modulo della prima squadra, ci furono reazioni scomposte di parecchi ex-Real a difesa dell’orgullo blanco: “E’ lui che non manda in campo i nostri ragazzi”.

Impietoso Bernd Schuster: ”A Mourinho non frega nulla della Cantera. A lui interessa solo vincere più titoli nel minor tempo possibile”. Nemmeno l’ex Guti, uno degli ultimi campioni prodotti dal vivaio madridista ad affermarsi nei blancos, é tenero nei confronti della politica attuale della società castigliana: “I migliori calciatori sono spagnoli, ma si guadagna di più a ingaggiare gli stranieri”. Mala Tempora Currunt per il vate di Setubal.

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