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L'ormai ex centrocampista del Bolton ha ripercorso quei drammatici momenti, che lo hanno portato ad un arresto cardiaco a marzo, costringendolo a lottare tra la vita e la morte.

Quel 17 marzo 2012 sarà ricordato da tutti gli sportivi come il giorno in cui un ragazzo di 24 anni, sano e forte, stava per morire in un campo di calcio per un arresto cardiaco. Il centrocampista del Bolton Fabrice Muamba ha ripercorso quei terribili momenti, esprimendo però tutta la felicità per la propria vita ritrovata, nonostante l'addio al cacio.

Il giovane mediano ha raccontato al 'Mirror' le proprie drammatiche sensazioni di quel momento: "All’inizio della partita andava tutto benissimo e non avevo male da nessuna parte. Poi a un certo punto, mentre stavo correndo, mi sono sentito come se avessi perso la concentrazione tutto d’un colpo, il cuore ha iniziato a battere sempre più velocemente, ho perso il controllo del mio corpo e sono collassato, ma da quel momento in poi non ricordo più niente".

Ma la felicità di essere ancora vivo supera l'amarezza di aver lasciato lo sport che più ama, come quel giorno a 'White Hart Lane', quando Muamba scese in campo nell'intervallo del match di Europa League tra Tottenham e Maribor, per tornare sullo stesso punto dov'era quasi morto: "Volevo vedere il punto esatto dov’ero crollato e anche se prima di uscire sul campo temevo di non riuscirci, perché l’emozione era troppo grande, sono felice di averlo fatto, perché quello per me è stato il punto finale e da quel momento in poi ho potuto andare avanti con la mia vita".

Un testimone diretto di quel drammatico momento è stato Ledley King, difensore del Tottenham, che successivamente a luglio ha deciso di fare basta con il calcio: "Inizialmente, nessuno di noi si era reso conto di quello che stava succedendo, poi abbiamo capito che qualcosa non andava perché Muamba era lì steso per terra e non si alzava, ma quando ho visto correre medici e paramedici ho iniziato a trattenere il fiato. Quando siamo tornati negli spogliatoi nessuno aveva più voglia di pensare alla partita, ma pensavamo tutti a Fabrice. Quello che più ricordo di quei momenti è il rispetto che hanno avuto i tifosi, sia quelli del Bolton che i nostri".

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