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I club di Premier League, a maggior ragione quelli che hanno una proprietà straniera, durante il periodo estivo sono 'propensi' ai lunghi viaggi per le amichevoli.

Manchester United 23mila miglia, QPR 17.500, Everton 17mila, Liverpool 8.900. Tutte le squadre di Premier in totale accumulano 180mila miglia. Moltiplicate per 1,6 e avrete il conto dei chilometri che i club del massimo campionato inglese stanno percorrendo in questi giorni in tutto il Pianeta per disputare munifici match amichevoli. Anche le altre grandi come Arsenal, Manchester City e Chelsea hanno un chilometraggio da record, mentre solo alcune “piccole” come Wigan e Fulham non vanno oltre le 2mila miglia. Attenzione, ci sono però realtà meno strombazzate quali Stoke e Swansea che sono riuscite lo stesso ad assicurarsi un lucroso tour negli Usa. Qualcosa di impensabile solo pochi anni fa.

Chiaramente i club che fanno capo a una proprietà straniera sono tra i più “stimolati” a viaggiare. Non è un caso che il QPR sia arrivato fino in Malesia e Indonesia, visto che il nuovo padrone dei Super Hoops, Tony Fernandes, è malese. Ma ci sono esempi ancora più eclatanti, che chiamano in causa anche l’unica società della nostra Serie A non in mani italiane.

Per la gioia delle rispettive dirigenze, molto “vicine” da tutti i punti di vista, il Liverpool e la Roma infatti si incontreranno a breve al Fenway Park, il tempio del baseball bostoniano. Poi c’è chi, come il Sunderland, aveva programmato da mesi la trasferta in Corea del Sud, così da mostrare al pubblico locale un suo beniamino, Jin Dong-won. Peccato che il nostro eroe sia stato convocato dalla nazionale olimpica e di conseguenza le gare in terra patria si siano andate a far benedire.

In generale, i Red Devils confermano il loro status di compagine tra le prime 4-5 più popolari al mondo, mostrando un mucchio di riserve e qualche titolare (Wayne Rooney e altri suoi compagni si stanno ancora riprendendo dalle fatiche di Euro 2012) in tre continenti, dal Sud Africa alla Cina, per tornare in Europa con puntatine in Germania e Norvegia.  

Il globtrotting è molto amato dai dirigenti, alquanto inviso agli allenatori. I primi ragionano in termini di introiti e “diffusione del brand”, i secondi hanno a cuore la preparazione atletica dei loro giocatori. “Noi abbiamo un approccio metodico e razionale per quel che riguarda la fase della pre-season, ma in parte lo dobbiamo sacrificare sull’altare delle tournée organizzate dalla società”. Le parole di Arsene Wenger non lasciano adito a dubbi: i manager farebbero volentieri a meno di una mezza dozzina di partite inutili e soprattutto di lunghi e stancanti spostamenti. Meglio sarebbe continuare i ritiri in qualche fresca località di montagna, piuttosto che fare il pieno di umidità e caldo in Asia.

Ma tant’è. Il marchio globale della Premier si alimenta anche di queste trasferte, di stadi pieni di cinesi piuttosto che malesi entusiasti e vestiti di tutto punto con sciarpa, maglia e cappellino del Chelsea o del Manchester City. Durante l’anno si accontentano di vedere le partite in Tv, d’estate possono però “toccare con mano” i loro beniamini. Qualche tempo fa i vertici della Premier avevano avuto la balzana idea di aggiungere una 39esima giornata al calendario del campionato, da tenersi rigorosamente all’estero. Il progetto fu bocciato, ma non è detto che possa rispuntare a breve.

Tanto quelli della Premier sono molto abituati a viaggiare… 

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