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Incubo Tigre in Sudamerica, si ritira dalla finale: allenatore e giocatori picchiati e minacciati con le pistole nell'intervallo

E' successo a San Paolo durante l'intervallo della finale di Copa Sudamericana: "Abbiamo lottato per 15 minuti, è assurdo", racconta il portiere argentino Albil.

"Campioni di imbarazzo", ha titolato stamane il celebre quotidiano brasiliano 'Olè'. Perchè nonostante la vittoria della Copa Sudamericana, il San Paolo dovrà rispondere delle incredibili accuse mosse dalla squadra avversaria, gli argentini del Tigre, che nell'intervallo del match ha subito un 'trattamento speciale'.

La miccia si è accesa già subito dopo il duplice fischio, quando i giocatori delle due squadre sono venuti alle mani. L'arbitraggio fin troppo permissivo di Osses - tantissimi i falli da censura non fischiati, in particolare ua gomitata in pieno volto a Lucas - ha infatti provveduto a rendere l'atmosfera incandescente. Ma il peggio doveva ancora arrivare.

A sentire le parole di Nestor Gorosito, tecnico del 'Matador', si rimane allibiti: "Avevano preparato tutto da quando siamo arrivati, non volevano farci giocare  - le dichiarazioni riportate dalla 'Gazzetta dello Sport' - . Nell'intervallo una ventina dei loro buttafuori sono entrari nel nostro spogliatoio ed è successo il finimondo. Ci hanno letteralmente pestato, hanno tirato fuori le pistole, una pazzia". Nessuno si è però stranamente accorto di nulla, nè la terna arbitrale nè un qualsiasi funzionario della Conmebol.

Ruben Paquini, responsabile della sicurezza del Tigre, ha raccontato dettagliatamente quanto accaduto: "Ci aspettavano e ci hanno teso un'imboscata. Hanno puntato una pistola al petto al nostro portiere Albil e ferito Gaston Diaz. Ruben Botta ha una guancia gonfia, il tutto davanti a Ze Carlos, uno dei responsabili del San Paolo che era in prima fila".

"Abbiamo lottato per 15 minuti contro quegli uomini - racconta con sdegno Albil - è incredibile che in un club come il San Paolo succedano cose del genere. Ci hanno tenuto in ostaggio ed hanno utilizzato anche una frusta. Una vergogna". Anche il centrocampista Escobar è stato oggetto di percosse: "Mi hanno tirato addosso una bottiglia di vetro di Gatorade da pochi metri. Poi è arrivata anche la polizia, ed hanno iniziato a picchiare con i manganelli".

Finito l'inferno il Tigre si è rifiutato si scendere nuovamente in campo per proseguire il match. L'arbitro Osses ha atteso mezz'ora, ma nessuna opera di convincimento ha fatto cambiare idea agli argentini. La finale si è così clamorosamente conclusa anticipatamente. Da film horror lo scenario offerto dalle telecamere di sicurezza: porte divelte, sedie rotte e macchie di sangue sulla parete.

"Per poco non è finita in tragedia", dichiara Borelli, il vice di Gorosito. Lo stesso gorosito ha poi sostenuto che gli aggressori fossero dipendenti della Federazione calcio Paulista (FPF). A San Paolo però non ci stanno e si difendono: "Sono stati gli argentini a provocare per primi", ha detto il portavoce della Policia Militar, che ha addirittura denunciato allenatore e calciatori argentini per aggressione.

A fine gara è stata sporta l'inevitabile denuncia, come conferma il console argentino a San Paolo Augustin Molina Arambarri: "La Polizia Civile raccoglierà testimonianze in merito all'accaduto". Episodi che non hanno nulla a che fare col calcio. E che accadono a 18 mesi dall'inizio del Mondiale in Brasile.


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