Il ko dell'Empoli a Lecce ha un perchè ed è Musacci a spiegarlo: "Non meritavamo la sconfitta, ma ci manca la cattiveria..."

"Fa male giocare buone gare e poi tornare a casa a mani vuote".

Eder - Empoli (Grazia Neri)
La situazione dell’Empoli non è tragica. Dopo la sconfitta contro il Lecce al Via del Mare, la squadra toscana si trova ancora a 18 punti in classifica e a 5 lunghezze dalla vetta. Quello che manca agli azzurri di Empoli sembra essere un po’ più di cattiveria quando c’è bisogno di concretizzare le buone azioni che fanno vedere in campo.

A indicare la via giusta c’è Gianluca Musacci, centrocampista classe ’87: "Non meritavamo di uscire dal campo sconfitti: sicuramente per quanto si è visto nell'arco dei novanta minuti il pareggio sarebbe stato il risultato più giusto - spiega amareggiato Musacci - Nel primo tempo si sono viste due squadre molto contratte, con il Lecce bravo a passare in vantaggio alla prima occasione utile con Vives. Nella ripresa, comunque, l'Empoli ha ingranato la marcia giusta, arrivando a sfiorare il gol del pari in un paio di occasioni: dovevamo essere più cattivi sottoporta".

Si tratta, quindi, proprio di questo: manca la rabbia giusta che possa aiutare l’Empoli a risalire la classifica tentando l’approdo in serie A. "Manca la cattiveria, soprattutto negli ultimi trenta metri - prosegue il centrocampista - perché ancora una volta abbiamo dimostrato di poter competere con tutti. Questo Empoli sta crescendo settimana dopo settimana e quindi è giusto avere fiducia, fermo restando che comunque, specialmente in trasferta, serve maggiore concretezza, perché fa male giocare buone gare e poi tornare a casa a mani vuote".

Parole di fiducia verso l’Empoli anche perché la squadra, come detto dallo stesso Musacci, ha saputo reagire bene e nel secondo tempo contro il Lecce avrebbe meritato il pareggio con dodici calci d’angolo e soltanto due contro. Il Lecce era in affanno, ma l’Empoli non ha saputo approfittarne. Questione di poca esperienza di una squadra molto giovane e in costruzione. Ma, soprattutto, questione di cattiveria.

Gaia Brunelli
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