Avellino, non tutto è da buttare

Ormai condannati alla retrocessione, gli irpini pianificano il futuro partendo da alcune cessioni come quelle di Vincenzo Pepe.

14/mag/2009 15.20.58

L'esultanza di Sforzini, festeggiato da Pepe e Doudou, dopo il goal del vantaggio dell'Avellino sul Mantova (Foto Grazia Neri)
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L'esultanza di Sforzini, festeggiato da Pepe e Doudou, dopo il goal del vantaggio dell'Avellino sul Mantova (Foto Grazia Neri)

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Una stagione nata male che nonostante degli ottimi risultati non porterà all'Avellino la salvezza. Gli irpini sono ormai rassegnati alla retrocessione in Lega Pro e si allenano con la speranza che la metà di giugno arrivi al più presto.

Nella buia annata biancoverde c'è però anche un po'di luce, qualche stella che ha brillato e che potrebbe consacrarsi nel firmamento dei grandi nel giro di poco: Vincenzo Pepe.
Il centrocampista ha mostrato tutte le sue qualità e non per caso che è stato notato da diversi club tra cui il neopromosso Bari che potrebbe prenderlo facilmente considerato anche il cattivo stato delle finanze in cui versa la società che ha assoluto bisogno di vendere per mettersi apposto con i debiti.

Eppure il ragazzo si mostra umile ed esterna il proprio dispiacere per il cattivo campionato della sua squadra: "Siamo riusciti a man­tenerci in lotta fino a tre gior­nate dal termine e questo, per come si sono svolte le cose, è già un buon risultato. Peccato perché siamo arrivati bene al­la fine, quando era necessario fare il salto di qualità. Ma pur­troppo siamo stati condannati da troppi episodi favorevoli. Adesso non mi va di parlare di futuro. A questo punto dobbia­mo chiudere la stagione con onore e dimostrare che ci è mancato poco alla realizzazio­ne di un miracolo».
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