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Esclusiva Goal.com, Avete visto che goal Bjelanovic? "A Torino per coprire Rosina, Di Michele e Recoba mi sono quasi autodistrutto, facendo il robot. A Vicenza, invece..."

Esclusiva Goal.com, Avete visto che goal Bjelanovic? "A Torino per coprire Rosina, Di Michele e Recoba mi sono quasi autodistrutto, facendo il robot. A Vicenza, invece..."

Il croato della squadra di Gregucci ha abbattuto il Pisa.

"In un'altra circostanza, quel tiro non l'avrei neanche provato". Et voilà. Ha voglia di scoprirsi, Sasa Bjelanovic. Dite la verità, scorrendo le immagini video della "razzia" del Vicenza a Pisa siete sobbalzati di fronte a quel goal. "Ma come, un ariete alla Bierhoff che la butta dentro di sinistro da posizione impossibile? Cosa gli è successo?", il pensiero di molti.

Lui, il croato di Zara, convive da anni con l'etichetta del giocatore "di sacrificio", qualcuno (specie nell'ambiente torinista) si è spinto oltre. E martedi sera, Sasa, ha accontentato anche quelli che gli danno dello "scarso tecnicamente". Morello in vacanza vicino all'out, uno scatto, un sinistro preciso preciso col piattone da quaranta metri. Il pallone che rotola in fondo al sacco a porta vuota e la doppietta, la prima con la maglia berica ("Pesante, perché qua sono abituati ad un campione assoluto come Schwoch, uno che con una giocata individuale cambiava le partite").

Parte alla grande l'avventura del croato, ma soprattutto parte all'insegna della parola "fiducia". "Quando la senti intorno a te - ci ha confessato in Esclusiva per Goal.com l'attaccante vicentino - ti permetti di fare qualsiasi tipo di giocata. Io, a Vicenza, sono stato accolto alla grandissima, davvero da tutti. E ho un obiettivo: giocare tutta la stagione, con continuità, per aiutare questa squadra. Più partite possibili, anche quaranta".

Una doppietta al Romeo Anconetani. Una doppietta che serve anche a scacciare l'etichetta di quello che "si impegna ma non la butta mai dentro". E' riferendosi a questo che Sasa si toglie, con la consueta educazione, il sassolino dallo scarpino bullonato. "Sono stato sempre penalizzato dalla mia generosità. I tifosi, certe cose, non le sanno". Stop. Quali cose? "E' come se mi fossi autodistrutto per la mia generosità, non sono un giocatore che sta in area e fa lavorare gli altri aspettando il pallone buono. Io devo per indole e caratteristiche aiutare la squadra, mettermi sempre a disposizione del progetto e delle richieste dell'allenatore. E non ce l'ho con i miei tecnici".

Vogliamo scavare, però, perché il tema è interessante. Prendiamo ad esempio la pessima avventura nel Torino. "Gli allenatori sanno quello che mi hanno chiesto, se devo assolvere tremila compiti è difficile che sia anche presente e preciso in zona goal. In granata, ad esempio, avevo un mandato diverso da quello della prima punta: dovevo coprire gente come Di Michele, Rosina e Recoba. Ripeto: la gente spesso non sa quali siano le richieste dell'allenatore e io a volte sbaglio, applicandomi quasi come se fossi un robot. Stessi più tempo là davanti, qualche goal in più arriverebbe, sono certo".

A Vicenza non vedono l'ora. Perché da quelle parti la prima punta fa la prima punta. E basta. Chiedere a Stefan Schwoch...

Daniele Perticari

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