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SuperMario ricorda: "Non credevo che si sarebbero spinti a tanto: a certe cose non ci si deve mai rassegnare. Mi spiace per loro, non ci fanno una bella figura...".

Dopo il Milan, Mario Balotelli si è preso anche l'Italia a tempo di record. Con la doppietta decisiva (la seconda in maglia azzurra, dopo quella alla Germania all'Europeo del 2012) segnata nel match contro Malta, l'attaccante ex City continua nei suoi numeri mostruosi da quando è tornato in Italia.

Siamo arrivati infatti a 10 reti segnate in 9 partite: 7 in maglia rossonera (in 6 gare), 3 (su 3 match disputati) con la casacca azzurra. E continua anche la striscia 'immacolata' dal dischetto: tra Inter, Milan, City e Nazionale siamo a 14 rigori messi a segno su 14 tentativi.

Quanto al ruolino 'tout court' con l'Italia, Balotelli si è portato - ad appena 22 anni - a 8 goal in 19 partite, scavalcando Schillaci, agganciando Boniperti e mettendosi in scia a Totti e Boninsegna.

Numeri che ne fanno sicuramente l'uomo simbolo in questo momento del calcio italiano, e come simbolo - anche in chiave antirazzista - SuperMario parla dalle pagine di 'Vanity Fair', ricordando l'accoglienza dei tifosi dell'Inter nell'ultimo derby: "Mi ero preparato alla contestazione. E la posso anche comprendere. Non credevo però che si sarebbero spinti a tanto: a certe cose non ci si deve mai rassegnare. Mi spiace per loro, non ci fanno una bella figura".

"Continuo a pensare che il mio Paese sul fronte dell'integrazione sia indietro - affonda Balotelli - Chi è meno ignorante potrebbe fare di più per mettere a disagio non solo i razzisti, ma anche quelli che minimizzano e tollerano certi comportamenti".

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