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Nel corso del match pareggiato contro il Brasile, l'Italia di Prandelli ha mostrato il suo volto migliore ma anche quello peggiore.

Ammettiamolo: dopo il primo tempo, la tentazione di cambiare canale e di mettersi a guardare altro era forte, perché l’amichevole di Ginevra stava assomigliando in maniera sempre più inquietante alle ultime due uscite degli Azzurri contro il Brasile. Un primo tempo frustrante, perché dopo un buon approccio iniziale, dove la volontà dell’Italia di provare a tenere testa ai verdeoro si era rivelata legittima, la Seleçao aveva preso il largo, unendo come al solito il gusto per il palleggio e la bella giocata con un ritmo e un’imprevedibilità difficili da sostenere.

LA PARTITA | ITALIA-BRASILE 2-2

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

FUORIGIOCO

CARTELLINI

ITALIA
17
9
46%
9
2
2

BRASILE
10
5
54%
2
1
3

E invece stavolta no, stavolta la Nazionale è riuscita a far valere il proprio lignaggio e a evitare quantomeno la terza sconfitta di fila con i brasiliani. Un’Italia formato-Juve, verrebbe da dire: e la definizione vuole essere un complimento anche per quegli azzurri che solitamente non vestono il bianconero, ma che hanno interpretato la partita facendosi contagiare dallo spirito battagliero di chi, quest’anno, partite così le ha già dovute gestire, e rimontare.

Forse anche per il goal di Oscar, chissà, l’Italia-Brasile ginevrino mi ha ricordato molto il Chelsea-Juventus dello scorso settembre, con gli azzurri nei panni dei bianconeri (in qualche caso le cose coincidono) bravi e tenaci nel rimontare. Troppo spesso queste amichevoli vengono svilite da una stucchevole sarabanda di cambi, che rendono nei fatti ingiudicabile il secondo tempo: ciò stavolta non è avvenuto che in piccola parte, e questo è un fatto che dà ancora più valore alla ripresa degli Azzurri, che hanno approfittato di questo test per affinare più che il gioco, la mentalità e il carattere.

Deludente la prova di Andrea Pirlo, esaltante il solito Balotelli
Per quanto le amichevoli vadano comunque soppesate, il giudizio complessivo degli Azzurri va dall’estremo alto di Mario Balotelli fino alla debole prestazione di Andrea Pirlo. SuperMario è il più grande talento del calcio italiano: noi lo sappiamo, lui lo sa altrettanto bene, e il gol di ieri sera – proprio perché segnato al Brasile - è un regalo prezioso, una magia che tra dieci, vent’anni riguarderemo ancora, anche se era “solo” un’amichevole.

Preoccupa invece lo stato di forma di Pirlo, che già nelle ultime uscite con la Juventus è apparso leggermente appannato, e che anche ieri, nel suo primo tempo, ha faticato ad accendere la luce alla squadra. Il talento del numero 21 non si discute, così come è assolutamente umano, sulla soglia dei 34 anni, avere una forma diversa da quella di Germania 2006: tuttavia, proprio perché il calcio italiano dispone nel ruolo di un talento potenzialmente di pari livello come Marco Verratti, fossimo in Prandelli lavoreremmo molto in questo anno e mezzo per far sì che il passaggio di consegne tra i due possa essere indolore, e benefico per il calcio italiano. Portare tutti e due al Mondiale, ovviamente, e farli lavorare insieme il più possibile, far imparare al ragazzo di Manoppello i segreti di chi ha tenuto insieme il centrocampo azzurro per anni. E chissà, magari anche il mercato della prossima estate verrà in soccorso di Prandelli e della Nazionale.

Rivedremo il Brasile in Confederations Cup. L’ultima volta che la giocammo fu l’anticipo della catastrofe sudafricana: stavolta i presupposti sembrano diversi, per fortuna. Anche perché chi vi scrive aveva 4 anni quel pomeriggio del Sarrià, e c’è una generazione di trentenni alla quale, tra le altre cose, manca pure una vittoria contro il Brasile. Mister, ci proveremo?

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