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Lotta al doping, il presidente Wada pungola il calcio: "Subito esami anti-Epo sul sangue, passaporto biologico a Brasile 2014"

Il presidente del massimo organismo mondiale di lotta al doping, dopo il coinvolgimento della Real Sociedad nell'Operacion Puerto, intima: "Necessari controlli più severi".

In occasione di un simposio della Wada, agenzia mondiale anti-doping, svoltosi ieri in un noto albergo londinese, tra i tanti temi toccati è finito il rapporto tra calcio e sostanze proibite, tornato d'attualità dopo il coinvolgimento della Real Sociedad nell'Operacion Puerto.

A tal proposito domani Fahey, presidente della stessa Wada, incontrerà Sepp Blatter, numero uno della Fifa. Prima di tale vertice Fahey ha rilasciato una lunga intervista alla 'Gazzetta dello Sport'. Il presidente della Wada è partito dalla recenti dichiarazioni di Wenger, che ha accusato il mondo del calcio di fare ancora troppo poco contro il doping: "Ha ragione. Un giocatore può trascorrere molti anni senza essere controllato. C'è un problema generale degli sport di squadra, ma sicuramente il calcio è uno di quelli più in ritardo. Se si vuole fare qualcosa, non è impossibile. Negli Stati Uniti, per esempio, il baseball ha compiuto passi in avanti".

Quindi Fahey ammette: "La mia maggiore preoccupazione è l'Epo. Se si continua a effettuare solo il test delle urine, e non quello sul sangue, significa che non si vuole affrontare il problema Epo. Non cercare di smascherare l'uso dell'Epo nel calcio è una tragedia".

E spiega: "La strada da seguire è quella del passaporto biologico. Diverse federazioni lo hanno adottato, ma non tutte. Il calcio è tra queste. Il presidente Blatter mi ha garantito che ai Mondiali 2014 in Brasile sarà introdotto il passaporto biologico. E' lo strumento più efficace. Ha un costo, ma se si vuole combattere il doping in modo concreto bisogna spendere denaro. Meglio controlli più limitati, ma di qualità, piuttosto che investire in test consistenti dal punto di vista numerico, ma antiquati".

Fahey prosegue: "E' fondamentale e il fatto che 193 Paesi abbiano rapporti con la Wada è un dato rilevante. Ma la prima risposta deve arrivare all'interno del sistema. Lo sport deve combattere gli imbroglioni. La Wada darà sempre il massimo, nella consapevolezza che la nostra è una corsa in salita. Non credo che riusciremo mai a debellare il doping completamente, ma possiamo arginarlo".

Poi conia un nuovo slogan, e ricorda: "Il doping uccide. E' un messaggio che deve scuotere le coscienze e proteggere soprattutto i giovani". Infine Fahey sottolinea: "L'introduzione del passaporto biologico ai Mondiali del 2014 mi sembra un buon modo per tutelare il calcio e quindi lo sport. I rischi esistono sempre, a prescindere dall'organizzazione degli eventi. Il doping è una piaga sociale e purtroppo ora i suoi traffici sono diventati un business per la malavita internazionale".

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