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Con la maglia del Racing Avellaneda, lo scorso dicembre ha segnato per tre volte alla prima da titolare in campionato. È una seconda punta rapida, che piace pure a Napoli e Juve

LUCIANO VIETTO | La Scheda
Club Racing Avellaneda
Ruolo Attaccante
Data di nascita
5 dicembre 1993
Altezza/Peso 173 cm/68 kg
Nazionalità Argentina
A chi assomiglia Agüero, Saviola

A Luciano Vietto è bastata una partita, una soltanto, per trovarsi schiere di pretendenti ai propri piedi. 19 anni compiuti lo scorso 5 dicembre, il giovanissimo attaccante del Racing Avellaneda si è messo in luce agli occhi dell’Argentina il 3 settembre del 2012, quando ha travolto da solo il San Martín de San Juan. Non era un’amichevole, ma una partita della massima serie, il Torneo Inicial. La sua prima da titolare, per giunta. Con internet basta un clic, ed ecco che la sua impresa ha fatto il giro del mondo. E il giorno dopo mezza Europa ha iniziato a fargli la corte.

ESORDIO COL CHOLO – A dire il vero Vietto aveva già esordito con la maglia biancazzurra dell’Academia il 27 ottobre di un anno prima. Era entrato a 5 minuti dal termine del match casalingo contro il Lanús, gettato nella mischia dal Cholo Simeone nel tentativo di un forcing finale, ma quasi nessuno se n’era accorto. Contro il San Martín, invece, è impossibile non notare la sua prestazione. Vietto va a segno per tre volte: prima spara una botta direttamente sotto l’incrocio di Pocrnjic; poi, dopo il pari avversario, raddoppia di testa; quindi chiude i conti di sinistro, da dentro l’area, in eccellente coordinazione. Un, dos, tres.

In tre mosse Luciano Vietto detto ‘el Chico’ diventa il più giovane triplettista della storia del Racing, mica una squadra qualsiasi: non vincerà nulla da dodici anni, ma nel 1967 contro il Celtic fu la prima argentina a conquistare la Coppa Intercontinentale ed è tradizionalmente considerato una delle cinque grandi del Paese, assieme a Boca Juniors, River Plate, Independiente e San Lorenzo.

ROSSO E TRIPLETTA – Nato a Balnearia, nella provincia di Córdoba, il 5 dicembre 1993, il pibe che ha stregato metà Avellaneda non incontra subito il Racing nella propria vita. Anzi, è curioso che nome e simbolo della squadretta del paese in cui inizia a tirare calci a un pallone, il Club Atlético Independiente Unión Cultural di Balnearia, riconducano alla mente il rivale che i tifosi biancazzurri non vogliono nemmeno sentir nominare: l’Independiente, appunto. Ma tant’è.

Vietto passa pure per l’Estudiantes, scoperto dall’ex meteora interista Claudio Vivas. Poi, ecco il Racing. Trova Diego Simeone, che lo fa esordire. Col Coco Basile non gioca praticamente mai. Infine, ecco Luís Zubeldía, che è stato costretto dagli infortuni a ritirarsi a 23 anni e ha iniziato ad allenare a 27, al Lanús. Forse è per questo che il feeling scatta subito, con quello sbarbatello che dimostra personalità da vendere. Anche troppa, se è vero che quattro giorni prima dell’exploit contro il San Martín era stato espulso nel finale della gara col Colón, per la Copa Sudamericana, per un brutto fallo sul santafesino Curuchet.

FUTURO IN UNA BIG D'EUROPA – 68 chili distribuiti su 1 metro e altezza, Vietto è una seconda punta veloce e rapida, anche se può giocare anche da prima punta ‘falsa’, ovvero più atta a movimento e scatti da una parte all’altra del campo che ad aspettare il pallone spalle alla porta. Un giocatore delicato e raffinato, dunque, adattissimo al gioco palla a terra che la storia del Racing (soprannominato ‘Academia’ proprio per questo) ha sempre innalzato a dogma.

Adatto, teoricamente, lo era anche per la selección Under 20 di Trobbiani che ha clamorosamente fallito il passaggio alla seconda fase del Sudamericano di categoria, e con essa la possibilità di qualificarsi ai Mondiali turchi della prossima estate. Vietto ha segnato due goal contro Bolivia e Paraguay, entrambi inutili, ma come tutti ha brillato soltanto a sprazzi.

L’Europa, comunque, continua a pressarlo: Napoli e Juventus lo segueno, e si parla pure di Liverpool, PSG e Real Madrid. La sua cessione sarà manna per il Racing e per le sue casse, costantemente bisognose di iniezioni fresche. Come dimostra la rinuncia a un altro gioiello, Centurión, passato all'Anzhi.

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