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Rivelazione del Brasileirão, il trequartista dell'Atlético Mineiro fu più volte scartato anni fa, ai tempi delle giovanili, a causa del fisico minuto. Si è preso la rivincita.

BERNARD ANICIO CALDEIRA DUARTE | La Scheda
Club Atlético Mineiro
Ruolo Trequartista esterno
Data di nascita
8 settembre 1992
Altezza/Peso 168 cm/63 kg
Nazionalità Brasile
A chi assomiglia Robinho

Il calcio è in continuo mutamento. Le mode che lo circondano, pure. E così, dopo l’era dei centimetri e dei muscoli è tornata quella dei nani. Al Barcellona re del Mondo sono 7 e forse più, all’Atlético Mineiro solo uno, ma basta e avanza: Bernard Anício Caldeira Duarte, più semplicemente Bernard, mezzapunta esterna di 20 anni e un metro e 68 d’altezza distribuiti su 63 chilogrammi. Quest’anno, in coppia con Ronaldinho, ha trascinato i bianconeri a un passo dal titolo del Brasileirão. Una botte piccola, in cui il vino prodotto è d’altissima qualità.

SCARTATO PIÙ VOLTE – Le mode, si diceva. Ecco: dalle mode si erano fatti abbindolare anche gli allenatori delle giovanili del Cruzeiro e dello stesso Atlético, i due club più importanti dello stato del Minas Gerais. Bernard, nato l'8 settembre 1992 con un ideale pallone nella culla, ha avuto una storia estremamente complicata con entrambi.

A causa dell’altezza ridotta il Cruzeiro, a cui lo ha proposto il padre, lo rifiuta, nonostante i promettenti inizi – da attaccante di ruolo, e pure prolifico – al Comercial abbiano già dato precise indicazioni riguardo alle qualità del ragazzo. Non che il percorso con la sua attuale squadra sia privo di incidenti, anzi: anche l’Atlético, per ben due volte, non crede in lui, scartandolo e rimandandolo a casa.

A risolvere i problemi, una cura a base di ormoni che permette a Bernard di metter su chili e centimetri provvidenziali. E, finalmente, di conquistarsi un posto al sole nelle giovanili del ‘Galo’, con cui vince il torneo ICGT in Olanda (venendo eletto miglior giocatore) e la prestigiosa Coppa Belo Horizonte.

COPPIA PERFETTA – L’approdo in prima squadra è inevitabile. O quasi: perché prima di assaggiare il calcio dei grandi con la maglia bianconera, Bernard lo fa col Democrata, in prestito, segnando 14 reti nella terza serie del Campionato Mineiro. A fine 2011 ecco l’atteso esordio, lanciato dal tecnico Cuca.

Nel 2012, l’esplosione. Merito anche dell’arrivo di Ronaldinho, che lo prende sotto la propria ala protettiva come aveva fatto con il primo Messi ai tempi del Barça. L’ex milanista attira su di sé le attenzioni principali permettendo a Bernard di giocare più libero, senza eccessive pressioni, e in cambio è beneficiato dal fatto di non essere più l’unico referente della squadra, come accadeva ai tempi del Flamengo. È un successo: sebbene giochi largo sulla trequarti, il ragazzino che nessuno voleva segna 12 goal e sforna assist a ripetizione. Come quello a Jô della settima giornata: due 'sombreros' su altrettanti difensori del Grêmio, sulla linea di fondo, e cioccolatino per il compagno.

Solo la strepitosa stagione del Fluminense impedisce al ‘Galo’ di riportare a Belo Horizonte un campionato che manca ormai da 41 anni.

FUTURO EUROPEO – L’annata (quasi) perfetta, coronata dal premio di giocatore rivelazione del Brasileirão, lo porta dritto in Nazionale, nel ritorno del Superclassico delle Americhe contro l’Argentina, alla Bombonera. E aumentano le pretendenti dall’Europa: Chelsea, Spartak Mosca, Paris Saint-Germain, Zenit San Pietroburgo, finora tutte rimbalzate. D’altronde, nel primo semestre del 2013 c’è una Libertadores che l’Atlético ritrova dopo 13 anni. E c’è bisogno delle finte e della rapidità del piccolo craque, che ora sa difendersi anche contro difensori più prestanti ma deve imparare a lasciar da parte le sceneggiate.

In un 4-2-3-1, esattamente quello scelto da Cuca per rifare grande l’Atlético Mineiro, è perfetto: parte da sinistra e si accentra, ma è in grado anche di usare il piede mancino per partorire cross morbidi e precisi. Sa usare anche la… testa, nel senso che 3 delle 12 reti messe a segno nel Brasileirão sono arrivate ‘de cabeça’. Velocissimo, costringe al fallo più di un avversario e propizia un gioco rapido quasi insolito, in un calcio solitamente compassato come quello brasiliano.

L’altezza? Non è un problema, non più. L’importante, anche se in ritardo, è che se ne sia accorto anche chi avrebbe dovuto farlo qualche anno fa.

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