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Il patron, intervenuto dinanzi ai giudici della Corte federale, ha chiesto il proscioglimento del club. La condanna in primo grado, a suo avviso, è stata "ingiusta e offensiva".

Aurelio De Laurentiis ha chiesto il proscioglimento del Napoli da ogni accusa. Il patron azzurro è intervenuto stamane davanti ai giudici della Corte federale, chiamati a pronunciarsi sul ricorso del club, che ha chiesto l'annullamento del -2 in classifica e della squalifica per 6 mesi di Cannavaro e Grava.

"Credo in questa giustizia, anche se dopo la sentenza di primo grado la mia fiducia ha vacillato - è stato l'intervento di De Laurentiis - Siamo passati dall'essere innocenti a colpevoli, con una penalizzazione da scontare in questo campionato. So da nostri ragazzi che nessun illecito è stato commesso, e nessuna persona ai margini della squadra ha mai proposto nulla. Abbiamo accettato la condanna, nonostante fosse per noi ingiusta e offensiva".

Quella rivolta al Napoli, a suo avviso, è stata "un'accusa infamante", nei confronti di un club che si è sempre battuto per "la trasparenza e la pulizia". De Laurentiis si è detto non del tutto contrario al criterio della responsabilità oggettiva, a patto di rivedere l'istituto.

"La responsabilità oggettiva va mantenuta, ma non appiattita come è successo nel nostro caso. Spero che avrete la forza e la serenità di assolvere il nostro club. Ci stiamo giocando il campionato sul campo e solo lì vogliamo misurarci con i nostri avversari. Se ci condannate, tutto il sistema perderà credibilità", è stata l'accorata conclusione del patron.

Nel pomeriggio, o al più tardi in serata, dovrebbe arrivare la sentenza. Qualora fosse sfavorevole, gli azzurri hanno già preannunciato il ricorso al Tnas.

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