thumbnail Ciao,

Il capo della Procura barese ha chiarito le posizioni del tecnico della Juve e del difensore dell'Inter e ha posto l'accento sulla necessità di ammodernare la giustizia sportiva.

Il secondo filone barese dell'inchiesta su Scommessopoli è terminato. Al centro delle indagini, in particolare, le partite giocate dal Bari contro Treviso e Salernitana. Gli interessati dai provvedimenti di chiusura sono ben 33, di cui 27 sono calciatori: tra questi, Andrea Masiello, Stellini, Lanzafame, Kutuzov, Guberti, Santoruvo, Parisi, Caputo, Gillet e Belmonte.

All'elenco vanno poi aggiunti il latitante Ilievski e il factotum del club pugliese Iacovelli. I pm Laudati, Angelillis e Dentamaro hanno inviato gli atti agli avvocati e le richieste di archiviazione al Gip. Tra queste ultime, spicca quella relativa ad Andrea Ranocchia che, stando alla testimonianza di Esposito - colui che distribuì i soldi della combine di Salernitana-Bari - non ricevette alcunchè.

Per stilare un bilancio di fine inchiesta, la 'Gazzetta dello Sport' ha chiesto l'intervento del capo della Procura di Bari, Antonio Laudati, che ha raccontato com'è partito il tutto: "Ci siamo trovati per caso con le frodi sportive, la nostra inchiesta era su scommesse e riciclaggio. Poi sono emerse le combine che riguardavano il primo filone e ora quelle del secondo. Solo per agevolare la giustizia sportiva abbiamo accelerato perché riteniamo che la collaborazione debba essere completa e sinergica".

A suo dire, la legislazione in materia di responsabilità oggettiva ed omessa denuncia "è ormai obsoleta" e va dunque aggiornata. "Per avere la possibilità che la magistratura ordinaria possa fare i suoi riscontri, bisognerebbe mettere le persone che vengono interrogate nelle condizioni di non essere penalizzate. In questa inchiesta c'è un calciatore (Vives, ndr) di cui siamo certi abbia dato falsa testimonianza, ma noi non abbiamo chiesto il rinvio a giudizio in base all'articolo 384 del codice penale "perché ha commesso il fatto per esservi stato costretto". In questo caso c'è l'ipotesi di una squalifica sportiva".

Il rinvio a giudizio non è stato chiesto per Antonio Conte e Ranocchia. Il difensore, peraltro, rischia la squalifica per omessa denuncia in sede sportiva. "Si tratta di due posizioni diverse. Conte non è mai stato indagato. Da noi è venuto come persona informata dei fatti e ci ha aiutato a capire i meccanismi dello spogliatoio. Il ruolo dei cosiddetti 'senatori'. Uomini che hanno un reale potere all'interno del gruppo. Poi esistono modi diversi di fare l'allenatore. C'è quello che ha un rapporto asettico e distaccato e chi invece è più amichevole".

Ranocchia, invece, "al tempo era molto giovane, sebbene di talento, ma non aveva peso nello spogliatoio. Abbiamo chiesto l'archiviazione perché non abbiamo trovato riscontri penali".

Adesso la palla passa alla Procura Federale: "Abbiamo consegnato tutte le carte a Palazzi e lui dovrà valutare gli aspetti sportivi. Abbiamo solo evidenziato quei casi per i quali non c'erano rilevanze penali. Il problema di valutare se ci sono rilevanze sportive, anche per le società, tocca alla Procura federale".

La giustizia sportiva, nella visione di Laudati, deve essere innanzitutto "credibile e per esserlo deve essere capita da tutti. Non sempre le decisioni dei tre gradi di giustizia sportiva oggi sono chiare. Poi deve cambiare anche la legislazione penale. La legge sulla frode sportiva è nata nel 1989 e sull'emotività del calcioscommesse del 1980. Si parla ancora di alterazione del risultato e si parla del fatto che ci deve essere un soggetto che mette soldi per alterare il risultato. Oggi però le cose sono diverse".

I tempi sono cambiati, adesso, fa notare il pm, "non c'è più il Totocalcio, si scommette in tempo reale in tutto il mondo e su ogni cosa. La combine per scommessa la fanno due soggetti protagonisti. La nostra inchiesta e anche quella delle altre Procure evidenzia che i calciatori si accordano tra di loro e così come è oggi la legge è difficile trovare il reato penale. Infine le sanzioni sono ridicole. A fronte di un danno di immagine, un danno patrimoniale enorme agli altri scommettitori e alle società di scommesse, la sanzione è equiparata all'ingiuria. È la stessa di quella che si becca una persona che dà dell'imbecille a qualcuno".

Per cambiare questo stato di cose, si sta già muovendo il Coni: "È necessario che si operi a livello extranazionale e che ci siano leggi uguali in tutta Europa. Io sono uno che ama il calcio, ma con un calcio moderno e con l'evoluzione del fenomeno scommesse è necessario che ci sia una legislazione moderna che consenta alla magistratura ordinaria e a quella sportiva di lavorare in sinergia e soprattutto in maniera molto più rapida".

Sullo stesso argomento