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L'ex collaboratore del tecnico della Juventus racconta nel dettaglio i tentavi di combine con Bari e Siena in un'intervista-confessione al 'Corriere della Sera',

Da difensore più affidabile di Antonio Conte ai tempi del Bari, e da suo stretto collaboratore con Siena e Juventus, ora Cristian Stellini, che ha lasciato il club bianconero lo scorso 6 agosto dando le dimissioni, è passato per essere colui che ha inguaiato il tecnico bianconero, determinandone la squalifa per 4 mesi per l'omessa denuncia di Albinoleffe-Siena.

Le carte del Tnas, del resto, parlano chiaro: è stata la confessione pro-patteggiamento dell'ex difensore a dare forza alle parole del pentito Carobbio, e di conseguenza, ad avvalorare la tesi che siano state le sue parole a convincere i giudici a squalificare il tecnico salentino.

Il diretto interessato, però, non ci sta, e in un'intervista-confessione al 'Corriere della Sera', rifiuta l'etichetta di 'inguiatore di Conte' e racconta nel dettaglio come andarono realmente i fatti. "Non è vero, - ha detto - anche Conte stava patteggiando, poi il suo accordo è saltato e sono rimasto io. Che, in tutto, ho preso due anni e sei mesi: troppi. Con i legali della Juventus avevamo concordato di non collaborare e chiuderla entrambi con il patteggiamento. Invece alla fine ho patteggiato solo io, e con ammissione di colpa...".

"Ho ammesso di aver discusso di AlbinoLeffe-Siena del 29 maggio 2011 (1-0). - chiarisce l'ex difensore - Tutto nasce nella partita di andata: stiamo vincendo 2-1 e alla fine scoppia una lite. Poi mi pento e dico a Carobbio, che aveva amici nell’Albinoleffe, di andare a chiedere scusa e di dire che, alla fine del campionato, non ci saremmo fatti del male. Era una mossa strategica. Prima della partita di ritorno Carobbio mi dice di aver preso accordi con quelli dell’AlbinoLeffe. Io pensavo a un pareggio, però, non volevo perdere".

Stellini scagiona a questo riguardo il tecnico bianconero da qualsiasi responsabilità. "Conte voleva arrivare primo, - ha sottolineato Stellini - davanti all’Atalanta che l’aveva esonerato. Spronò la squadra come sempre. Poi se ti basta un punto per essere promosso, è chiaro che l’allenatore dica che l’importante è non perdere".

Il racconto è molto dettagliato anche per gli altri tentativi di combine, a iniziare da Bari-Treviso dell'11 maggio 2008. "Alcuni giocatori del Treviso ci hanno chiesto di perdere. Io, Gazzi e Masiello eravamo contrari. Masiello ha sentito alcune voci prima della partita precedente e si è fatto squalificare apposta per non giocare col Treviso".

"Sono andato a parlare col capitano Gillet, - ha proseguito l'ex difensore - che mi ha rassicurato: 'Noi giochiamo per vincere'. Ma poi un altro compagno mi ha detto di farmi gli affari miei. E così ho fatto. In campo, dopo cinque minuti, commetto un errore madornale e mi viene l’ansia: penso possano credere che faccio parte della combine. Faccio una scenata nello spogliatoio, ma comunque perdiamo...".

Si passa così, l'anno seguente, alla tentata combine nella gara fra i pugliesi e la Salernitana. "L’anno dopo Ganci, un ex del Bari, è alla Salernitana. Noi siamo già promossi, loro si devono salvare. - ricorda Stellini - Le tifoserie sono gemellate e sappiamo che vincere a Salerno significa far scoppiare un casino. C’era già una mezza idea di non infierire. Poi però Ganci ci chiama. Io, che non avrei giocato quella partita per problemi familiari, mi ricordo le liti dell’anno prima e vado a parlarci, assieme a qualche compagno. È stato un grave errore. Ci siamodetti che non ci saremmo fatti delmale, ma era una cosa sportiva, i soldi non ci interessavano".

I soldi, però, alla fine arrivarono... "Abbiamo cominciato a parlarne nello spogliatoio, io non volevo nascessero liti. Per questo ho proposto la riunione in palestra: lì ho fatto un discorso di cui mi pento: 'Decidiamo assieme. Se la vogliamo fare facciamola, se qualcuno non vuole, lasciamo perdere'. Nessuno si ribellò, ma se non avessi fatto l’appello all’unità forse qualche giovane che era contrario come Ranocchia e Gazzi avrebbe trovato il coraggio di parlare. Gazzi se n’è andato a metà riunione...".

Su chi effettivamente abbia intascato poi il denaro, Stellini non si sbilancia. "Non so, non c’ero nei giorni della distribuzione dei soldi, i miei li ho trovati nello spogliatoio. - ha rivelato - Li ho dati un po’ in beneficienza, un po’ al fattorino Iacovelli e un po’ li ho messi nel fondo per il premio promozione per lo staff. A Gazzi e Barreto è stato dato un computer. Ma non gli è stato detto che era per la partita. A Barreto hanno detto che era perché era capocannoniere, con Gazzi si sarà trovato un altro motivo. Ranocchia? Ripeto, non c'ero, ma penso abbia detto di dare a Iacovelli i suoi soldi".

Infine un ultimo episodio. "Gioco nel Bari e incontriamo il Modena. Noi vinciamo e loro rischiano di retrocedere. Nell’intervallo uno di loro mi chiede: 'Cosa vi importa?, dateci una mano'. Mi giro e vedo l’ispettore federale. Gli dico: 'Ha sentito?'. E lui: 'Poverini, stanno retrocedendo'. Questo per dire che i giocatori sono la parte debole del sistema. A Tommasi ho detto: 'Fermiamo il campionato per sei mesi, che è la punizione per omessa denuncia'. Perché non c’è un giocatore che non si sia trovato nella mia situazione".

Per concludere un chiarimento sul suo rapporto con Antonio Conte e un augurio. "Io e Conte non siamo amici, - ha tenuto a precisare - avevamo un ottimo rapporto professionale. È un super- allenatore ed è l’unico per il quale farei il collaboratore. Spero sia ancora possibile".

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