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Pesoli inizia lo sciopero della fame, l'avvocato fa luce sui perchè: "Si ritiene vittima di menzogne, vuole confrontarsi con i suoi accusatori. Non contesta, però, la decisione della Disciplinare"

L'ex difensore del Siena è stato squalificato per tre anni: "Non si dà pace per il fatto che gli sia stata preclusa la possibilità di confrontarsi con coloro che lo accusano".

Tre anni di squalifica e una protesta che, contro tale decisione, sta monopolizzando la giornata italiana. Emanuele Pesoli, ex difensore del Siena implicato in Scommessopoli, si è incatenato alla sede della FIGC iniziando uno sciopero della fame.

"Pesoli ritiene di essere vittima di menzogne e bugie che sono state dette a suo carico da Carlo Gervasoni e Filippo Carobbio e vive come un'ossessione e frustrazione non potersi confrontare con loro" riferisce il legale Paolo Rodella. "Non si dà pace per il fatto che gli sia stata preclusa la possibilità di confrontarsi con coloro che lo accusano".

Tutto ciò che chiede il classe 1980 è confrontarsi con Gervasoni e Carobbio, accusatori e 'pentiti' dello scandalo che da dodici mesi a questa parte ha scosso le fondamente del calcio italiano di Serie A, B e Lega pro. "Tengo a precisare che l'iniziativa non tende minimamente a contestare la sanzione che la Commissione Disciplinare".

"Anzi, Pesoli ha conservato e conserva tuttora intatto il massimo rispetto nei confronti degli organi di giustizia sportiva e nei due gradi di giudizio che devono ancora svolgersi riuscirà a ribaltare l'esito di questo giudizio".

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