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Lo juventino, sentito come persona informata dei fatti dalla Procura di Bari, aveva sempre negato ogni cosa. Ammettere qualcosa avrebbe significato falsa testimonianza...

Se qualcuno voleva una prova che qualcosa andasse rivisto nell'attuale giustizia sportiva - al di là delle posizioni faziose dettate da mero tifo - beh, quanto accaduto sabato, in quello che sembrava un 'mercato delle vacche' più che l'aula di un processo di fondamentale importanza per il calcio italiano, è una bella spinta in tal senso.

Per l'intera giornata - durante il dibattimento del secondo filone di Scommessopoli, quello derivante dall'indagine di Bari - si sono succedute frenetiche trattative tra gli avvocati difensori di Bonucci, Pepe, Belmonte e Salvatore Masiello (tutti coinvolti, con diverse imputazioni, nel 'tarocco' di Udinese-Bari 3-3) e il procuratore federale Stefano Palazzi, che è apparso a tutti cercare lui la via del patteggiamento, con grande insistenza e a più riprese, in un'inversione davvero sorprendente dei ruoli con la difesa.

Al punto che alla fine è stato lo stesso presidente della Commissione Disciplinare, nel primo pomeriggio, a stoppare duramente le contrattazioni: "Ora basta!". E qualcuno ha motivato la strategia di Palazzi con la consapevolezza sopravvenuta di avere - come accusa - una posizione processuale debole relativamente alla presunta 'combine' di quel match.

Ma perchè non si è arrivati al patteggiamento per i giocatori della Juventus? Fondamentalmente per due motivi, come spiega la 'Gazzetta dello Sport'. Palazzi voleva presentare la proposta alla Disciplinare articolata in questo modo: due patteggiamenti per illecito (avrebbero dovuto ammetterlo Belmonte e Salvatore Masiello) e due omesse denunce (per Bonucci e Pepe). Al mosaico si è tuttavia opposto Masiello, che - sia pur 'pressato' - non si è piegato ad ammettere "qualcosa che non aveva fatto" ed era disponibile solo a patteggiare un'omessa denuncia. Ma in quel caso, nell'impianto accusatorio della Procura federale sarebbe venuto meno l'aggangio di chi materialmente aveva telefonato a Pepe per proporre la 'combine'.

Ma secondo la 'rosea', ci sarebbe stato anche il rifiuto opposto da Bonucci ad ammettere di aver ricevuto la proposta - "respinta con indignazione" - da Andrea Masiello, per poter patteggiare la omessa denuncia. Infatti, in questo caso, lo juventino avrebbe rischiato di essere accusato di falsa testimonianza dalla Procura di Bari, dove, sentito come persona informata dei fatti, aveva sempre negato ogni cosa. Insomma, il pericolo era di finire dalla padella nella brace, da una possibile squalifica sportiva - sia pure lunga - ad una fedina penale macchiata...

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