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"I processi si giudicano alla fine, si stanno attuando i secondi tempi. I primi tempi sono quelli dell'ufficio inchieste" afferma il presidente del Coni da Londra.

A Londra, tra atletica, basket, tennis, judo e chi più ne ha più ne metta, il calcio è in secondo piano. Le polemiche del calcio italiano oscurate, come giusto che sia, dalla Vezzali, da Bolt, da Phelps, da Federer. Nessuno, nella capitale britannica che organizza i giochi olimpici 2012, vorrebbe pensare a Scommessopoli, ma lo si deve pur fare.

Gianni Petrucci, ad esempio, è distante da quanto sta succedendo in Italia, ma da presidente CONI deve comunque monitorare la situazione. Ai microfoni di 'Sky Sport' le sue parole riguardo al solito scandalo italico.

"Non voglio parlare. I processi si giudicano alla fine, si stanno attuando i secondi tempi. I primi tempi sono quelli dell'ufficio inchieste" afferma da Londra il numero uno dello sport della penisola. Alla fin fine, dunque, il calcio per forza di cose, è sempre al centro dell'attenzione.

L'unica cosa che si sente di dire, è quella riguardo alle ultime dichiarazioni, con ovvio riferimento alla polemica Juventus (nella persona di Agnelli) e la FIGC (nella persona di Abete): "I toni devono essere più sereni, non voglio dire altro perchè me lo sono ripromesso. Ho dei buoni rapporti con la FIGC e con i club, voglio rimanere super partes".

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