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Molto duro Preziosi: "Allora dovremmo vivere senza governo", mentre Rivera la butta sul sarcastico: "Ma era Crozza che imitava Monti o Monti che imitava Crozza?".

Le dichiarazioni del Presidente del Consiglio Mario Monti, che ha auspicato che il calcio italiano si fermi per 3 anni, in seguito ai gravi sviluppi dello scandalo Scommessopoli, hanno suscitato l’immediata reazione del mondo del pallone, che, come riferisce stamane la ‘Gazzetta dello Sport’, non ha tardato a replicare al Primo ministro.

A parlare è stato in primo luogo il presidente della Federcalcio Giancarlo Abete, che al Premier ha chiesto rispetto per gli onesti. “Capisco e condivido l’amarezza di Monti. È l’amarezza di fronte alla perdita dei valori. – ha detto – Ma in un momento così delicato per il nostro Paese bisogna evitare il rischio di demonizzazioni e generalizzazioni. Il calcio italiano è fatto di 1 milione e 400 mila tesserati, di oltre 700 mila partite l'anno, di migliaia di professionisti onesti che vanno rispettati. Il nostro report dice che il settore professionistico versa all'erario un miliardo e cento milioni di euro l'anno e non ha aiuti pubblici”.

Fermare il giocattolo calcio, insomma, per Abete sarebbe una follia. “Non ci vogliono sconti,– ha precisato il numero uno della Figc – ma fermare il calcio sarebbe una mortificazione e una perdita di altri posti di lavoro. Il calcio non è né meglio né peggio della società civile, dell'economia, della finanza”.

Più duro e diretto è stato il presidente del Genoa Enrico Preziosi, che vede la sua squadra coinvolta in prima linea nello scandalo scommesse. “Visto che i governanti non sono in grado di governare – ha affermato il patron rossoblù – allora viviamo senza governo. Questa è una provocazione molto forte che non avrà consenso in Italia. Non si risolve così il problema anche se le punizioni devono essere severe”.

Sarcastico infine il commento del Presidente del settore giovanile e scolastico della Figc, Gianni Rivera, riportato stamane dal quotidiano torinese ‘Tuttosport’. “Ma era Crozza che imitava Monti o Monti che imitava Crozza?” – si è chiesto l’ex capitano rossonero – La frase del Premier è fuori luogo e fuori tempo. Non è certo chiudendo per tre anni il calcio italiano che si risolvono i problemi”.

“È un peccato – ha continuato l’ex numero 10 – avevo fiducia in Monti e nel suo governo, ma queste dichiarazioni fanno preoccupare, anche per il futuro del Paese. In primo luogo non si può pensare di bloccare un’attività importante come il calcio, colpendo milioni di appassionati per colpa di una frangia di malfattori. Tantomeno poi, credo, con l’obiettivo di far ‘maturare’ i cittadini. Il calcio dà lavoro, ha un enorme indotto e lo Stato ne trae sicuramente vantaggio. Non mi risulta, inoltre, che le società ricevano soldi pubblici, che se mai vanno al Coni e alle Federazioni per l’attività istituzionale”.

Per Rivera, perciò, sarebbe assai ingiusto fare di tutta un’erba un fascio e generalizzare. “Per abbassare il sipario sul calcio, – ha concluso – Monti dovrebbe dimostrare che tutti i protagonisti sono corrotti e fare un bel decreto per bloccare tutto. A me questo calcio non piace, ma non mi sembra proprio che la situazione sia quella che ha descritto”.

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