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CR7 ha trascinato le Merengues e la Nazionale lusitana a grandi risultati. Gli unici momenti negativi sono stati la semifinale di Euro 2012 e quella di Champions contro il Bayern.

Due rigori gli hanno chiuso le porte del paradiso. Uno, quello sbagliato contro il Bayern Monaco nella semifinale di Champions League, l’altro, quello che non ha potuto tirare nella semifinale dell’Europeo contro la Spagna. Due  buchi neri in una stagione in cui Cristiano Ronaldo ha vissuto il suo miglior momento da quando, il 6 luglio del 2009, davanti ad 80 mila persone, venne presentato come giocatore del Real Madrid. Dopo tre anni di dominio blaugrana le merengues hanno conquistato la Liga.

E, il 21 aprile 2012, Cristiano ha segnato, nel Camp Nou, la definitiva condanna di Messi e soci. Una bella soddisfazione. Meglio ancora del goal di testa nella finale della Copa del Rey sempre contro il Barcellona il 20 aprile del 2011. Lo ha detto e ripetuto Ronaldo, vincere la Liga, la più difficile del mondo, con 9 punti di vantaggio sul Barcellona è stato fantastico. Fantastico perché Cristiano, Mourinho e con loro il Real Madrid, hanno  superato il complesso Barça.

Un  incubo di nome Leo Messi e, nel caso dello Special One, chiamato Pep Guardiola. Spazzato via il senso di inferiorità, cancellato il timore della bestia nera di tanti clásicos. Quella partita di primavera nel Camp Nou ha significato un’iniezione di fiducia, un’inversione di tendenza. Per esserne certi non c’è da aspettare molto: la Supercoppa di Spagna, l’ennesimo duello fra Real e Barça, è alle porte.

Ma soffermiamoci ancora un attimo sul passato. Giusto per ricordare che il portoghese ha segnato 60 goal in partite ufficiali (46 nella Liga, 10 in Champions, 3 nella Copa del Rey e uno nella Supercoppa) più i 5 che ha  messo dentro con la maglia della nazionale portoghese (2 a Cipro e 3 nell’Euro di Polonia e Ucraina). 

Una cifra impressionante che non gli è servita ad aggiudicarsi, per il secondo anno consecutivo, il titolo di 'pichichi' della Liga e la Bota de Oro. Già, Leo Messi ha fatto meglio: 73  goal in totale  (50 nella Liga; 14 nella Champions; 3 nella Copa del Rey; 3 nella Supercoppa di Spagna contro il Real Madrid; 1 nella Supercoppa d’ Europa contro il Porto e 2 nel Mondiale per club).

Una scorpacciata di reti, un record nella storia del calcio mondiale, ma, come dice l’iconoclasta Mourinho,  goal che non sono  serviti a  vincere un titolo importante. E che alla Pulce argentina forse non serviranno a portarsi a casa nel gennaio 2013 il quarto Pallone d’Oro consecutivo.

Perché  come dice sempre l’ineffabile Mourinho: “A vincerlo deve essere il miglior giocatore della stagione. Cristiano ha aiutato la squadra a vincere qualcosa di grande e io non credo che nella storia del Pallone d’Oro nessuno lo abbia conquistato senza  portarsi a casa un trofeo importante. Come puó vincerlo Messi se non ha vinto né la Liga, né la Champions?” .

Cristiano Ronaldo  preferisce non pensarci troppo, ma si sa  che riconquistare, ai danni di Leo, quel titolo ottenuto nel 2008 - che lo accredita come il migliore del mondo - è il suo obbiettivo. E non è l’unico. Il portoghese vuole la Decima. Quella Champions che anela tutto il Madridismo e che Ronaldo ha conquistato con il Manchester United e ha perso - sempre con i Red Devils - contro il Barça di Leo Messi.

Nel capitolo obiettivi potete pure aggiungerci: riconfermare il titolo di Liga; vincere la Supecoppa di Spagna, la Coppa del Rey, essere il massimo realizzatore di Spagna e d’Europa etc etc. Nessuna esagerazione perché Cristiano Ronaldo, da quando era ragazzino a Madeira, ha sempre voluto  vincere in tutto ció che giocava, biglie comprese. Sempre si è posto nuove mete, sempre ha voluto superarsi. In tre anni al Real Madrid  l’ha dimostrato. E’ stato un crescendo: 33 goal nel 2009-2010, 53 goal nel 2010-2011,  60 la scorsa stagione. Un totale di 146 in 144 partite (media di 1,01 goal a incontro).

E’ il madridista che siglato 100 reti in meno partite: 92; l’unico  cannoniere che, nella Liga, ha segnato a tutte le 20 squadre del torneo, rifilando alla sua vittima prediletta, il Malaga, 10 reti. Ma non ci sono solo i goal a raccontare una progressione fenomenale. C’è  la maggior compenetrazione con il gioco della squadra, il lavoro difensivo, gli assist e, soprattutto, il suo ruolo. Cristiano è un leader indiscusso nel Real e nel Portogallo.

Una Nazionale che, con i suoi tre goal, ha  portato alla semifinale dell’Europeo. Nessuno ci sperava. Per questo il popolo lusitano l’ha accolto come un eroe e i quotidiani  portoghesi l’hanno definito, semplicemente, il migliore del mondo.

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