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Il portiere spagnolo vede nell'unità del gruppo uno dei capisaldi di questa Nazionale. I successi, stando alle parole del difensore del Barça, sembrano non annoiare mai...

La leggendaria Spagna capace di conquistare due Europei e un Mondiale di fila ha il volto di capitan Casillas. "I trionfi in serie arrivano perché questa è una 'Selecciòn' e come tale prende il meglio che offre il panorama. Abbiamo grandissimi giocatori e siamo coscienti del fatto che dobbiamo approfittare di questo momento storico".

Quella spagnola è un'autentica generazione di fenomeni. Anche l'Under 21 è "ottima", come dice il portierone del Real Madrid alla Gazzetta dello Sport, "però il talento non basta, per vincere bisogna unire il gruppo. E questo gruppo è già molto unito: il trait d'union sono state le vittorie. La nostra è una generazione indimenticabile perché ci siamo abituati a vincere quando eravamo piccoli. Abbiamo cominciato con l'Europeo Under 16, poi Under 18, il Mondiale Under 20... E ora molti di quelli che hanno battuto l'Italia hanno partecipato alla conquista dello storico Triplete".

Come si mantiene una tale voglia di vincere? "Guardandosi indietro - è la sua disarmante risposta - Quattro anni fa ci chiedevano l'Europeo, e l'abbiamo vinto. Poi ci hanno chiesto il Mondiale. E due mesi fa ci chiedevano il bis europeo. E l'abbiamo portata a casa. Ora ci stanno già chiedendo il Mondiale, o la Coppa Confederazioni. Diciamo che la voglia della gente ci contagia. Però bisogna tener presente che anche gli altri si rinnovano e rinforzano. Vincere, e continuare a farlo, è molto meno semplice di quanto possa sembrare dal di fuori".

Persino alle Furie Rosse è toccato assaggiare il pane duro delle critiche: "Il problema - dice Casillas - è che questa squadra ha messo l'asticella tanto in alto che appena l'abbassiamo di qualche centimetro c'è subito qualcuno pronto a dire che non siamo più quelli di prima. La verità è che il nostro è uno squadrone e che sarà molto molto difficile che il calcio spagnolo possa tornare a vivere un momento come questo".

L'insaziabilità di questa squadra è ben esemplificata da uno come Gerard Piquè: "Questa è una generazione unica, indimenticabile, però non possiamo fermarci qui a pensare a ciò che abbiamo vinto. Bisogna continuare a lavorare e a vincere finché il nostro corpo non dirà basta. Guarderemo indietro negli anni e potremo dire di aver fatto grandi cose".

Tra la prima e la seconda sfida all'Italia, evidenza il difensore blaugrana, ci sono state molte differenze: "L'esordio è sempre molto faticoso, pieno d'incognite. Poi erano le 6 del pomeriggio, il campo era molto secco, abbiamo fatto fatica ad avviare il motore, avevamo grande rispetto per l'Italia e la gara si è trasformata in una sfida complicata. La finale è differente: sai che te la giochi a tutto o niente, abbiamo segnato rapidamente e la cosa ci ha dato grande tranquillità perché sappiamo che farci goal non è facile".

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