Il ct è tornato poi sul suo futuro in azzurro: "La Federazione mi ha confermato la volontà di proseguire. Se fra sei mesi i problemi non saranno risolti farò una riflessione".
Il giorno dopo la grande delusione è quello delle riflessioni e dei bilanci. Cesare Prandelli conclude l'avventura dell'Italia ad Euro 2012 con una conferenza densa di spunti interessanti, soprattutto in chiave futuro. Il progetto azzurro deve continuare sui binari tracciati in Polonia e Ucraina, e Prando vuole esserne ancora il condottiero."Prima di entrare qui avevo pensieri non belli - esordisce Prandelli -. Mi avete applaudito e mai avrei pensato di ringraziarvi. Al di là delle opinioni ci vuole stima umana, la critica come strumento violento è difficile da accettare, così si spiega il mio stato d'animo in queste settimane. Possiamo e dobbiamo essere orgogliosi di questa Italia e della nostra idea di calcio. Il vostro applauso è la dimostrazione ci anche voi ci state credendo".
Il discorso assume proporzioni e toni importanti: "Il calcio può essere un veicolo per cercare di cambiare. Siamo un paese vecchio e dovremmo avere il coraggio di cambiare. Siamo venuti agli Europei dicendo 'vogliamo cambiare' ed il risultato non deve influenzare il cambiamento, non bisogna fare due passi avanti e tre passi indietro. E' questo l'aspetto che preoccupa il mio lavoro".
L'obiettivo è sempre il solito, quella nuova filosofia a lungo cercata in questo Europeo: "C'è bisogno della forza di crederci: troveremo difficoltà, ma dovremo sempre abbinare gioco e risultati. Abbiamo costruito una Nazionale con una mentalità di club, mi piace la personalità del presidente Abete: se vogliamo bene a questo movimento dobbiamo cambiare e andare avanti".
Ora bisognerà migliorare i rapporti con la Lega di A, per il bene della Nazionale. "C'è volontà da parte nostra di coinvolgere tutte le componenti. - ha affermato Prandelli - Se giochiamo il 15 agosto con l'Inghilterra, la Supercoppa Italiana quando si gioca? Il 12 agosto... Dove giocano? A Pechino... Capite bene che ci vuole sensibilità nei confronti della Nazionale, durante l'anno a nessuno frega niente degli azzurri e tutti sono patrioti solo durante i grandi eventi come gli Europei o i Mondiali..."
Il ct ha voluto quindi tornare sulle polemiche che ci sono state nei suoi confronti. "Quando ho fatto le convocazioni, in tanti hanno messo in risalto che avessi chiamato mio figlio. E' un professionista, avevo bisogno di una persona che si integrasse col mio staff ed anche i giocatori l'hanno riconosciuto. Ci sono rimasto non male... Di più. Accetto la critica sportiva, sempre, ma quando attacchi la persona non l'accetto. E' venuto in ritiro con noi, domani parte col Parma, leggere certe cose mi ha fatto male, umanamente".
Alla fine comunque, il tecnico di Orzinuovi ha deciso di andare avanti con il progetto Nazionale. "L'ho fatto perché ho visto in Federazione la voglia comune di cambiare. - ha precisato - Ci siamo confrontati e ne ho avuto la certezza: Abete, Valentini e Albertini mi hanno confermato la volontà di perseguire questa strada. Ho rispetto della Federazione e tutti quelli che hanno voglia di fare qualcosa, come noi. Se fra sei mesi i problemi non saranno risolti, se devo allenare una squadra in otto mesi per due volte, farò una riflessione".
Prandelli ha poi sottolineato i buoni rapporti con i suoi colleghi allenatori un club, e pensa a una Nazionale esempio per il Paese. "Rapporti difficili con qualche collega di club? Assolutamente no, io ho avuto da parte di tutti la massima disponibilità, se qualcuno sa qualcosa di preciso che lo dica. Italia come esempio? Penso di sì, credo che questa Nazionale possa fungere da traino per l'intero sistema calcio, e perché no, essere da esempio per lo stesso Paese in un momento difficile".

