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Furie Rosse ancora in trionfo dopo Euro 2008 e il Mondiale 2010, merito di un'idea calcistica vincente e una concentrazione di talento (forse) mai vista prima nella storia.

Anno 1587. Il Re Filippo di Spagna manda una portentosa e numerosissima flotta, denominata dagli storici del tempo Invincible Armada, per fermare sul nascere ogni tipo di dominio commerciale degli acerrimi rivali inglesi. Solo un anno dopo, però, contro ogni pronostico, quell'armada perde il suo status di invincibile, venendo sorprendentemente sconfitta nella tanto acclamata battaglia.

Sei secoli dopo, un'altra Invincible Armada, parte per una spedizione, questa volta con destinazione Polonia e Ucraina. Lo scopo della missione: vincere l'europeo per decretare la sua posizione di squadra più forte del mondo, per molti anche di tutti i tempi. E a differenza di quanto accaduto ai propri connazionali in precedenza, questa volta l'esito è positivo. Più positivo che mai, anzi, schiacciante: la Spagna, ora, è veramente un Invincible Armada.

Non che ci fossero molti dubbi, per la verità, anche prima del massacro di ieri, ai danni dell'Italia, che voleva giocare il ruolo dell'Inghilterra di cinquecento anni prima. Ma non poteva farcela, questa Spagna è troppo forte per chiunque. Lo aveva fatto vedere a Euro 2008, lo aveva dimostrato a Sudafrica 2010 e l'ha ulteriormente confermato ieri. Terza competizione internazionale consecutiva vinta: è record storico, mai nessuno ce l'aveva fatta prima d'ora.

Quella di ieri, poi, non è stata una vittoria, di più, è stato un trionfo senza precedenti. Un 4-0 che non lascia spazi per critiche, come accaduto a tutte le altre gare disputate fin qui dalle Furie Rosse ad Euro 2012. E gli uomini di del Bosque, sono stati delle vere e proprie furie: un livello di calcio galattico, immenso, divino, gli aggettivi si sprecano. Per l'Italia di Prandelli, protagonista di una marcia inaspettata, che sembrava destinata al lieto fine come nel 2006, questa volta non c'è stato nulla da fare.


Del Bosque ha avuto il
coraggio di vincere con il discusso 'falso nove'
In novanta minuti sono stati spazzati via tutti i dubbi possibili sulla consistenza, sulla fame e sulla vera forza della Spagna. Dal primo all'ultimo secondo di gioco, gli undici in campo della Roja hanno largamente dimostrato come mai questo appellativo di Invincible Armada non è più campato per aria. La prestazione è stata perfetta, sotto ogni punto di vista. Le scelte tattiche di del Bosque, che nel corso del torneo aveva continuamente cambiato il vertice più offensivo del suo scacchiere (ruolo occupato da Fabregas, Torres e Negredo), si sono rivelate azzeccate, ma non è questione di fortuna nell'aver scelto l'uomo giusto, dietro questo straordinario successo c'è tanto altro.

Il tanto chiacchierato attaccante nella Roja, ieri, è stato Fabregas, in veste da 'falso nove'. Lo straordinario centrocampista del Barçellona, però, non ha creato problemi all'organizzazione di gioco della squadra, nella sua inusuale posizione, come invece era successo nella prima sfida con l'Italia, dove i movimenti coesi con il resto del reparto non sono stati in grado di creare spazi per le manovre della squadra.

Fabregas ieri, come tutto il resto della squadra, è stato sublime, ha saputo imparare dagli sbagli commessi in precedenza nella gara della fase a gironi contro gli Azzurri, perché chi è forte si rialza, dopo che cade. Fabregas sembrava che giocasse in quella posizione da una vita, invece ha solo 25 anni e fa il centrocampista, e in nazionale non è nemmeno titolare fisso, avendo davanti mostri sacri come Xavi e Iniesta.

Già, quei due, i cui nomi mettono solo i brividi a sentirli. Loro sono stati la massima espressione della perfezione vista ieri in campo, contro cui nessun avversario avrebbe potuto far niente. A differenza di molti, anche nelle altre gare finora disputate avevano sempre mostrato un rendimento sopra la media. E nonostante la media altissima di ieri, loro sono stati capaci di offrire quel contributo che ha fatto capire come mai siano i due centrocampisti più forti del mondo.


Una Roja perfetta: è la generazione più ricca di talento della storia?
La Spagna è una macchina i cui meccanismi funzionano alla perfezione. Quando questa macchina si mette in moto, sono dolori. Tatticamente, infatti, la gara di ieri è stata impeccabile. Il tiqui-taqua, tutt'altro che noioso come invece era parso nelle gare precedenti, è stato esaltante, ha permesso alla Spagna di creare gli spazi giusti per affondare il colpo. Così è nato il primo goal di Silva (altro giocatore maestoso ieri), come ancor più evidente è stato nel goal di Jordi Alba, che attaccando continuamente la profondità e proponendosi con tempismo perfetto, ha dimostrato come mai è appena stato acquistato dal Barcellona.

Anche la fase difensiva è stata ottimale. Seppur qualche volta in difficoltà (ed è normale, in una finale di un europeo), Casillas raramente ha dovuto impegnarsi severamente per sventare pericoli dell'Italia. E il risultato è un'altra gara senza subire reti, la quinta consecutiva su sei nella manifestazione, la decima di fila nelle fasi ad eliminazione diretta di un torneo. L'ultima volta è datata 2006, nel ko con la Francia agli ottavi di finale del mondiale tedesco.

Con tutti questi record infranti anno dopo anno, competizione dopo competizione, è sotto gli occhi di tutti che questa generazione della Spagna sia la più forte di sempre prodotta dal paese iberico nella storia. E forse, prodotta da tutto il mondo. Una così spaventosa dimostrazione di forza, dopo un torneo non giocato al massimo delle proprie potenzialità, raramente s'era vista. Per tirare fuori tutto il proprio valore nel momento più opportuno, bisogna essere abituati a certe partite.

E ancora di più, a vincerle. E la Spagna, da Invincible Armada, ormai lo è.

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